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Storia/e di Venezia in 5 film, oltre l'infinita lotta tra Bellezza e Morte
di Fabio Di Spirito   
giovedì 25 marzo 2021

Non c’è dubbio che Venezia appartenga a quel ristretto numero di città che sono diventate vere e proprie ‘icone’ cinematografiche, che hanno cioè favorito e sviluppato nel tempo un particolare rapporto di fascinazione ambientale che si è trasformato in una mappa simbolica di significanti, suggestioni, immaginari ai quali il cinema si è costantemente abbeverato. Diciamo New York per il suo fascino di snodo del contemporaneo, Los Angeles perché il mito del cinema è nato là, Parigi per la sua vocazione alla joie de vivre, Londra per la sua capacità di trasformarsi in continuazione rimanendo sempre il centro dell’Impero, Berlino perché è la scenografia ideale della necessità della Storia, e Venezia, come luogo della lotta infinita tra Bellezza e Morte.
Pare che siano più di 700 i film in cui appare Venezia, anche solo per una scena (nei giorni scorsi ho rivisto La bella di Lodi, regia di Mario Missiroli, bel film sull’imprenditoria ruspante lodigiana di latte e formaggi: ebbene, il film finisce proprio sulla terrazza del Bauer a Venezia, negli anni ‘60 meta obbligatoria dei viaggi di nozze degli italiani…). Noi abbiamo fatto una scelta pescando soprattutto su lavori che non hanno goduto di grande notorietà e che hanno avuto il merito di sottrarsi alla celebrazione troppo canonizzata e consunta del rapporto tra Eros e Thanatos.

 

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Il ponte dei sospiri (Mario Bonnard, 1940)
Fughe dai Piombi, gondole che scivolano nei canali di notte, omicidi nell’oscurità dei campielli, il Consiglio dei Dieci che trama nell’ombra spietate nefandezze. E la Scalera Film, ragazzi, la Venezia dark dei suoi miti storici (Il fornaretto, I due Foscari, La gondola del diavolo, e così via). Qui siamo nel 1538, subito dopo che la flotta cristiana è stata sconfitta dal Barbarossa a Prevesa.

Canal Grande (Andrea Di Robilant, 1943)

Piccolo grande film sugli effetti dell’innovazione in una città come Venezia. L’introduzione nel 1881 dei primi vaporetti per la navigazione in Canal Grande mette in crisi la categoria dei gondolieri. Il film adotta per la prima volta in Italia, considerate le alleanze dei tempi, la pellicola tedesca dell’Agfacolor. Sarà un disastro. Le scene della Storica girate con l’Agfa verranno così ristampate in bianco e nero.

Il canale degli angeli (Francesco Pasinetti, 1934)
Pasinetti ha dato il meglio di sé nei suoi documentari su Venezia, ma questo film (girato quasi tutto in esterni a Murano) e il suo dolce pre-neo-realismo sono importanti perché introducono una rappresentazione di Venezia in chiave minore, nei suoi scorci fuori dai grandi scenari turistici, che poi sarebbe stata adottata anche da altri (Anonimo Veneziano, Pane e tulipani…).

Tempo d’estate
(David Lean, 1955)

Tre anni prima il sindaco Spanio lancia il grido di allarme sul sovraffollamento di Venezia (175.000 abitanti, mai stati così tanti) e sulla tragica situazione dell’edilizia abitativa in città con la relativa mancanza di servizi essenziali. Però il turismo ha ripreso a funzionare e arrivano gli americani. Tra questi, anche la Katharine Hepburn del film.

Chi lavora è perduto (Tinto Brass, 1963)
Tra manicomio di San Servolo, dune degli Alberoni, e Piazza San Marco, il giovane protagonista cerca di respingere la tentazione di un lavoro alle AG (nel film sono sempre citate le iniziali, ma insomma, si capisce…) girando per la città come un incallito flâneur.