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Home arrow MUSICA arrow È scritto nell’acqua. Memorie di Atlantide, cancellarle è impossibile
È scritto nell’acqua. Memorie di Atlantide, cancellarle è impossibile
di Davide Carbone   
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Che il nostro corpo sia composto d’acqua per più della metà è una verità ormai conclamata. Come altrettanto vero è che difficilmente si può resistere all’infinito ad un richiamo. Quando a chiamarti, poi, è l’acqua, opporre resistenza è inutile. In Memorie di Atlantide, album appena reso fruibile su Spotify, in 13 canzoni e 48 minuti circa Giovanni Dell’Olivo e il Collettivo di Lagunaria danno concretezza a questi assunti grazie ad un’esperienza di oltre dieci anni di musica popolare veneziana in chiave di contaminazione con generi differenti, provenienti dal bacino mediterraneo.

 

Fin dalla prima traccia, Introduzione-Catabasi, l’impressione vivida è quella di immergere i piedi in acqua dopo tanto tempo, quando si rivive di nuovo una sensazione che sembrava svanita per sempre nelle scorie fisiche e mentali della stagione autunnale e invernale, incapaci però di farci dimenticare del tutto un’esperienza a cui eternamente, invece, ritorniamo.

 

Dal live allo studio 

La stessa formazione dello spettacolo portato in scena nel 2019, prima che l’imponderabile diventasse reale, è presente in questo lavoro in studio di registrazione, nel quale l’autore ha voluto mantenere il più possibile intatta la fragranza del sound dell’esibizione dal vivo: Giovanni Dell’Olivo alla chitarra classica, bouzouki, voce cantante e narrante, Alvise Seggi al contrabbasso, Stefano Ottogalli alla chitarra classica, Walter Lucherini alla fisarmonica e Serena Catullo voce, in un’edizione che si arricchisce di due artisti d’eccezione come l’attrice di cinema, performer teatrale e vocalist Arianna Moro e il noto prestigiatore e regista di spettacoli musicali newyorkese Vito Lupo, americano di origini italiane.


Tracce da ripercorrere 

In questo disco sono raccolti tredici brani registrati nel luglio 2020 a Noale, nello studio ZVUK di Davide Michieletto e Stefano Gaion, a confezionare un lavoro dedicato alla memoria di Bernardo Cinquetti, con un omaggio specifico e diretto con la dodicesima traccia Eterno villeggiante (a Bernardo), cantautore parmigiano e caro amico di Dell’Olivo scomparso nel novembre 2018, e ad Alberto D’Amico, insuperato aedo della venezianità oggi sommersa, scomparso nell’estate del 2020, cui è dedicata La peste è ritornata, vincitrice dell’edizione 2019 del Premio letterario internazionale Città di Moncalieri intitolato a Gianmaria Testa e tristemente profetica nel titolo quanto nel testo, su note delicate e accordi di chitarra trascinanti. Il dialetto di L’acqua che rivarà si fa lingua comprensibile a tutti perché parla di tutti, forte e chiaro a chiunque senta vivido il richiamo di un elemento capace di annegare e dissetare, guarire e far rifiorire la vita, così come l’arabo de L’Occidente Ya habiby arab laya.

 

L’intreccio di prosa e canzoni conduce lo spettatore a ripercorrere, in chiave metaforica, la storia di Atlantide sommersa, intesa come una distopia sia dell’anima propria dell’autore che dell’anima collettiva di una generazione e dei suoi sogni infranti di giustizia ed uguaglianza sociale, perduti in fondo al mare come a seguito di un naufragio. E di naufraghi, migranti e respingimenti di migranti si parla ancora nella metafora narrativa dell’autore, ove la fine di Atlantide rappresenta la fine dell’idea stessa di società aperta ed inclusiva. Ma Atlantide è anche la Venezia dell’infanzia di Giovanni Dell’Olivo, luogo che è stato sommerso e dimenticato dall’egoismo di ciascuno dei suoi abitanti, così come è accaduto ad Atlantide, ricordo sbiadito di una civiltà perduta che si credeva immortale.

Ma a noi non potrà mai toccare un simile, definitivo destino…vero?

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