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Adorata Venezia. Cinquant'anni fa la città e il mondo si inchinarono al cospetto di Igor Stravinskij
di Fabio Marzari   
giovedì 08 aprile 2021

Il 6 aprile 1971 a New York venne a mancare all'età di 88 anni il grande compositore russo Igor Stravinskij. Il musicista aveva espresso la volontà di essere sepolto a Venezia nel reparto dedicato agli ortodossi nell’isola di San Michele, vicino alla tomba del suo amico e mentore Sergei Djagilev. I funerali vennero celebrati il 15 aprile 1971 nella basilica dei Santi Giovanni e Paolo, perché la chiesa ortodossa di San Giorgio dei Greci era troppo piccola per contenere la folla che desiderò tributare l’ultimo saluto al grandissimo musicista.

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Stravinskij e Venezia, un amore ricambiato

Fu un evento mediatico di portata planetaria, trasmesso in diretta dalla Rai: il feretro fu trasportato in gondola nella basilica dei Santi Giovanni e Paolo, dove fu officiato il rito funebre cristiano ortodosso, erano le 12 e 30 e vestito d’oro, sotto il kalymauchi, il cilindro nero dei sacerdoti ortodossi, l'archimandrita Cherubin Malissianos avanzava facendo oscillare il turibolo  riempendo l'aria di incenso dando inizio alla cerimonia. L’Orchestra della Fenice e quella della Rai, con il coro, eseguirono il Requiem di Alessandro Scarlatti e il Requiem Canticles dello stesso Stravinskij sotto la direzione di Robert Craft. Oltre tremila persone si strinsero in silenzio dentro e fuori la Basilica dei dogi. Oltre alla moglie Vera, ai tre figli, alle nuore e ai nipoti, le cronache dell’epoca riferiscono della presenza del poeta statunitense Ezra Pound, della mecenate e collezionista statunitense Peggy Guggenheim, del compositore polacco Krzysztof Penderecki.

L’amore di Stravinskij per Venezia era condiviso con tanti altri grandi: basti pensare a Wagner, che proprio a Venezia conclude la sua esistenza terrena, oppure al poeta russo Iosif Brodskij, premio Nobel per la Letteratura nel 1987 che scrisse nel suo bellissimo libro Fondamenta degli incurabili: «Avrò sbagliato a non nascere qui». Alla adorata città di Venezia, Stravinskij aveva dedicato Canticum Sacrum, scritto in latino, ispirandosi alla musica del Rinascimento. Era il 1956, il cardinale Angelo Roncalli, patriarca di Venezia e futuro papa Giovanni XXIII, esaudì il desiderio di Stravinskij di aprire la basilica di San Marco alla musica orchestrale. Fu un grandissimo successo.