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Il momento di reagire. Presentati i festival di Danza, Teatro e Musica della Biennale
di Chiara Sciascia, Davide Carbone   
giovedì 15 aprile 2021

«Basta, non ne possiamo più!

Per favore fateci ritornare a casa, fateci ritornare nei nostri teatri, fateci ritornare nei nostri spazi di cultura per una crescita personale ma soprattutto per la crescita di uno Stato che vuole essere adulto e responsabile»

[Gianni Forte, Venezia, 14 aprile 2021]

 

È un cielo Blue ad accogliere la prima edizione della Biennale Teatro diretta dalla coppia artistica Ricci/Forte, in programma dal 2 all’11 luglio 2021. Krzysztof Warlikowski, Kornél Mundruczó con il Proton Theatre, Roberto Latini, Kae Tempest, Thomas Ostermeier e Edouard Louis, Danio Manfredini, Francesco Pititto e Maria Federica Maestri di Lenz Fondazione, Agrupación Señor Serrano, Filippo Andreatta e il suo Office for Human Theatre, Adrienn Hód e Paolo Costantini sono gli artisti in scena quest’anno a Venezia.

 

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Il 49. Festival di Teatro della Biennale si tinge di Blue

Blue è il primo colore della palette che caratterizza la tetralogia dei due nuovi direttori del Settore Teatro, ed è un colore che nasce dalla riflessione sull’anno di pandemia appena trascorso, sull’inatteso, che deve ora essere trasformato in una sfida, in uno stimolo a reagire, «a riprendere ad edificare quella che è l’architettura di un teatro possibile – ha dichiarato Stefano Ricci durante la conferenza stampa di presentazione –, di un teatro che è l’oggi ma si affaccia già verso il domani». E con lo sguardo volto al futuro, la funzione pedagogica del College acquisisce sempre maggior rilevanza perché, aggiunge Ricci, «abbiamo bisogno di dare fiducia e di consegnare anche ai giovani la possibilità di disegnare nuove linee, nuovi percorsi ancora tutti da scoprire in questo momento in cui quelli che sembravano attestati hanno perso qualunque definizione». Ai due bandi per autori e registi Ricci/Forte decidono infatti di aggiungere quest’anno il bando “Site Specific”, «perché ora che l’edificio teatrale sta diventando un luogo che provoca timore, avevamo bisogno di portare il teatro nelle piazze, nei campi, di riportare il teatro alla gente, di far comprendere alle persone che il teatro non è soltanto intrattenimento, ma un momento di condivisione, di presa di consapevolezza. Un teatro ha bisogno di un pubblico, ma allo stesso modo il pubblico, il nostro Paese, ha bisogno del teatro per crescere, per continuare a credere che questo rito sia davvero necessario».    


La programmazione della 49. edizione del Festival è composta di 11 spettacoli. Un concentrato vitaminico ed energizzante cui vanno ad aggiungersi forum e incontri con alcuni degli artisti presenti, due tavole rotonde e un ciclo di otto masterclass coadiuvate da un ensemble internazionale di studiosi, giornalisti e operatori d’eccellenza che contribuiranno a «creare una sorta di magnetica melodia universale che ci accompagnerà a scoprire i lati oscuri, la crudezza ma anche la dolcezza dell’esistenza – prosegue il co-direttore Gianni Forte – Ciascuno degli spettacoli, grazie ad una propria personale poetica visione del mondo e dei suoi misteri, contribuirà a prenderci per mano per farci attraversare questa selva oscura di dantesca memoria per avere così una sorta di interpretazione di quello che è l’oggi, […] impressionando una lastra fotografica del tempo che stiamo vivendo e magari anche profeticamente di quello che verrà, e tutti insieme attraverseremo questo periodo buio».
Tra gli ospiti internazionali più attesi dal pubblico, il Leone d’Oro Krzysztof Warlikowski, figura emblematica del teatro post-comunista, che inaugura il Festival il 2 luglio con We are Leaving, adattamento di Suitcase Packers di Hanoch Levin, fra i maggiori autori di teatro israeliani, e il Leone d’Argento Kae Tempest, una delle voci più audaci, innovative ed emozionanti della spoken word poetry, con la prima italiana di The Book of Traps & Lessons, che affronta coraggiosamente e in maniera del tutto innovativa temi come povertà, lotta sociale e consumismo.

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100 artisti per Biennale Danza 2021

Così come il Teatro, anche la Danza vuole ripartire, riappropriandosi di ciò che l’annus horribilis appena trascorso ci ha privato. Lo fa con First Sense, questo il titolo scelto dal direttore Wayne McGregor per la sua prima edizione del Festival. Il tatto è il primo senso del nostro corpo ed è quello che generalmente viene dato per scontato, ma è anche il senso «che più di ogni altro è stato chiamato in causa e compromesso; non abbiamo potuto stringere le persone che amiamo, né avvicinare i nostri amici per ricevere il loro abbraccio, abbiamo perso il forte legame interpersonale generato dal contatto epidermico e abbiamo percepito acutamente il vuoto profondo nel nostro benessere fisico, mentale ed emotivo provocato dalla privazione del tatto […] Oggi desideriamo disperatamente riconnetterci con il mondo attraverso il corpo – ha dichiarato McGregor durante la conferenza – e siamo impazienti di fare ritorno alla nostra piena esistenza in carne ed ossa».
Cento artisti da tutto il mondo per dieci giorni di Festival, dal 23 luglio all’1 agosto, per fare «tutto quello che si può fare con la danza e attraverso la danza oggi». Questa la formula di McGregor per la sua Biennale, che si articola in sette passi/tempi: gli spettacoli dal vivo con coreografi e compagnie da tutto il mondo, le installazioni all’insegna del multilinguismo, le nuove energie di Biennale College, la ricca produzione di opere filmate sulla e con la danza, le collaborazioni fra discipline in seno alla stessa Biennale, le conversazioni con gli artisti e le commissioni di nuova danza.
Xie Xin e Yin Fang dalla Cina con lo Xiexin Dance Theatre; Hervé Koubi, coreografo franco-algerino con la sua compagnia multietnica e la vocalist ebreo-egiziana Natacha Atlas; Soon-ho Park e la Bereishit Dance Company dalla Corea del Sud; Marco D’Agostin dall’Italia; le statunitensi Pam Tanowitz – danzatrice e coreografa – e Simone Dinnerstein, pianista, accompagnate dalla Pam Tanowitz Dance; Olivier de Sagazan, artista francese di Brazaville; la danzatrice basca Iratxe Ansa, che con l’italiano Igor Bacovich forma Metamorphosis, di stanza a Madrid; il collettivo artistico (La)Horde, a Venezia insieme a Rone, campione della scena elettronica francese; il Leone d’argento Oona Doherty dall’Irlanda del Nord e il Leone d’Oro Germaine Acogny dal Senegal. Sono gli artisti di una scena dal vivo senza confini, ricca delle forme e dei contenuti del mondo. “Radicals”, secondo McGregor, espressione di una danza dal segno incisivo che, attraversata dalle urgenze del mondo, parla al nostro tempo.

Corpo e spazio, la collaborazione con la 17. Biennale Architettura

In dialogo con la 17. Biennale Architettura, Mikhail Baryshnikov e Jan Fabre, Wilkie Branson, Random International e lo stesso Wayne McGregor, «artisti che lavorano nelle intersezioni tra corpo, tecnologia, cinema, realtà virtuale e/o aumentata, intelligenza artificiale, scienza», firmano tre opere installative sperimentali ospitate all’interno della Mostra per tutto il periodo del Festival sotto il titolo Embodied Action. Per quanto diverse e sorprendenti «nella loro specifica espansione del corpo come spazio, dello spazio come corpo – scrive McGregor –, le tre installazioni parlano tutte del problema centrale How will we live together? Come vivremo insieme; interazione, dialogo, condivisione e connessione – comunicazione come cuore della nostra esperienza, fondamentale bisogno umano».

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La voce protagonista della 65. Biennale Musica di Lucia Rochetti

Il nuovo corso di Lucia Ronchetti parte all’insegna della voce con Choruses – Drammaturgie vocali, 65. Festival Internazionale di Musica Contemporanea della Biennale di Venezia. Il nucleo del festival si concentra, prendendo a prestito le parole della stessa compositrice appena chiamata alla direzione del settore Musica, sul «trattamento compositivo della voce, a partire dai lavori corali monumentali degli ultimi decenni fino alle esplorazioni drammaturgiche della produzione vocale più recente». Concerti, installazioni sonore, performance sperimentali, happening vocali, un'opera processionale e un lavoro di teatro musicale da camera indagheranno i differenti aspetti della voce nella creatività contemporanea.
Il Festival presenta importanti ensemble corali veneziani, il Coro della Cappella Marciana e del Teatro La Fenice di Venezia, accanto ad alcuni tra i più rappresentativi ensemble corali e vocali europei: il Theatre of Voices di Copenhagen, il SWR Vokalensemble e i Neue Vocalsolisten di Stoccarda (Leone d’argento), gli ensemble vocali Sequenza 9.3 e Accentus di Parigi, accompagnati dall’Orchestra del Teatro La Fenice e dal Parco della Musica Contemporanea Ensemble.
Kaija Saariaho (Leone d’oro alla carriera), Hans Abrahamsen, George Lewis, David Lang, Luca Francesconi; Sivan Eldar, Sergej Newski, Samir Odeh-Tamimi, Francesco Filidei, Jennifer Walshe; George Aperghis, Arvo Pärt, Sylvano Bussotti, Morton Feldman: compositori di diverse generazioni che concepiscono la scrittura vocale come uno strumento di innovazione per la contemporaneità e che saranno al centro di un Festival diffuso che invita a una sorta di “pellegrinaggio dell’ascoltatore” attraverso luoghi e teatri storici –  dall’Arsenale (Tese, Sale d’Armi, Piccolo Arsenale) alla Basilica di San Marco, dal Teatro La Fenice al Malibran, dall’Auditorium Lo Squero della Fondazione Cini al Conservatorio B. Marcello fino al Teatro Parco Bissuola a Mestre.

 

www.labiennale.org

 

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