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Ricordarci di chi saremo. Stravinskij al Malibran, in un futuro già visto
di Andrea Oddone Martin   

Era il 1918 quando l’Histoire du soldat veniva composta, debuttando nello stesso anno a Losanna. L’Europa e gran parte del mondo erano in fiamme, in prevalenza già combuste, e prendeva l’abbrivio la pandemia della Spagnola che, tra il 1918 e il 1920, uccise 50 milioni di persone.

 

Il 16 aprile, alle ore 11 per le scuole e alle ore 17.30 per tutto il pubblico, la Fondazione Teatro La Fenice propone l’opera cameristica in streaming sul proprio canale YouTube, ripresa dell’allestimento proposto lo scorso agosto sul palcoscenico completamente rinnovato del Teatro Malibran, con la direzione musicale di Alessandro Cappelletto e Francesco Bortolozzo nella doppia veste di attore e regista. 

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Un’operina maneggevole, agile nella sua esile corposità ma densissima nella sua essenza, tale da non aver nulla da invidiare a opere di maggior dimensione e celebrità. Vi si svolge una vicenda che si colloca nell’ambito rituale in cui la comunità riconosce le proprie dinamiche, le proprie origini, le proprie costanti esistenziali. È antica, infatti, la narrazione della tentazione, del denaro, del potere, della scarsa lucidità dell’essere umano, della sua tendenza all’autoindulgenza rapace e autodistruttiva.

Potremmo ravvisare numerosi equivalenti tra gli elementi principali dell’Histoire du soldat e le vicende de Il Signore degli Anelli di Tolkien o del Ring wagneriano. In un’opera stretta dalle necessità dell’epoca, confluisce e si sviluppa il proteiforme talento del genio di Igor Stravinskij, che innerva la dimensione narrativa e coreutica del principale ed indomito elemento vitale, realizzato in musica come Ritmo. I vari quadri musicali, citando provenienze eterogenee, stravolgendo simmetrie armoniche, accavallando inusitate geometrie sonore, indicheranno il futuro dell’immaginazione musicale.

Noi tutti necessitiamo, veramente, dell’immaginazione di un futuro.

 

www.teatrolafenice.it

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