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La Venezia di Napoleone
di Redazioneweb   
giovedì 29 aprile 2021

In occasione dell'anniversario della morte di Napoleone, soprattutto in Francia, ma un po’ anche in tutto il mondo e naturalmente pure qui in Italia, si discute sull’opportunità o meno di celebrarlo appieno come un eroe della storia europea. Sono passati due secoli da quel 5 maggio – 1821/2021 – e i giudizi sull’esperienza storica, politica, militare e culturale di Napoleone sono straordinariamente divisivi. «Fu vera gloria»? Alessandro Manzoni scrisse che sarebbero stati i posteri a emettere «l’ardua sentenza», tuttavia il giudizio finale rimane ancora a tutt’oggi in precario bilico tra sostenitori e detrattori. Rimane l’inesausta urgenza di dover indagare approfonditamente le tracce del passato in tutte le loro articolazioni, così che possano sempre più compiutamente farsi patrimonio comune. Ecco allora che, nel nostro viaggio attraverso i 1600 anni di Venezia, non potevamo non ritornare al fatidico 1797, quando fu proprio Napoleone a sancire la fine dell'indipendenza della Repubblica Serenissima, sciogliendo delle istituzioni millenarie che di fatto erano già da lungo tempo agonizzanti e dal destino tristemente segnato.

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Venezia e Parigi

Ma facciamo un passo indietro. Venezia e Parigi sono state nei secoli passati amiche-nemiche; una rivalità non di armi, ma di cultura e bellezza. A lungo infatti le due città si sono contese il ruolo di regina nel campo delle arti più eccelse quali la musica, la pittura, l’architettura, linguaggi espressivi nei quali entrambe primeggiavano. Una rivalità che in epoca moderna fino al contemporaneo si è trasformata in un'affinità elettiva, tanto da decretare i francesi – di cui un buon nucleo stabilmente trasferitisi a Venezia, così come le molte Fondazioni culturali provenienti da Oltralpe qui insediatesi negli ultimi vent’anni – come i più numerosi e assidui frequentatori della città. Tornando indietro nei secoli, luci e ombre di un rapporto di fertile rivalità in particolare artistica si tramutò repentinamente in una verticale sottomissione della prima nei confronti della seconda, con epocali conseguenze, risvolti storici.

L'arrivo di Napoleone

Napoleone, Imperatore di Francia dal 1804 e incoronato Re d’Italia a Milano nel 1805, arrivò a Venezia tra la fine di novembre e la prima decade di dicembre del 1807. La sera prima dormì nella splendida Villa Pisani a Stra, che la famiglia Pisani stessa aveva venduto proprio a Bonaparte nel gennaio di quell’anno per la considerevole cifra di 1.900.000 lire. La villa venne donata dall'imperatore Bonaparte al figliastro Eugenio di Beauharnais, viceré d'Italia, che da raffinato mecenate avviò una serie di lavori di ammodernamento che trasformeranno l'aspetto di molte sale della residenza nonché dell’annesso parco.

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Giunto a Venezia, Napoleone si pose nei confronti della città in modo inevitabilmente così come era doppia la sua indole insieme di conquistatore imperialista e di rivoluzionario progressista: da un lato l'esaltazione del passato che diventa acquisizione e traduzione, o meglio “depredamento”, di un considerevole patrimonio mobile di capolavori della città, il più clamoroso dei quali fu il trasferimento della quadriga di cavalli prelevata dalla balaustra della Basilica di San Marco alle Tuileries, poi in gran parte restituiti, eccetto le famosissime Nozze di Cana di Paolo Veronese del refettorio palladiano del Complesso abbaziale dell'Isola di San Giorgio Maggiore, ancora, e oramai per sempre, conservate al Louvre!; dall'altro lato uno sguardo aperto e moderno verso la città, come da molti secoli nessuno era più stato in grado di avere, che produrrà dei forti cambiamenti anche immediati in termini di riforme civiche e sociali attraverso una serie di interventi che lasceranno delle tracce moderne indelebili sul territorio urbano. Vedi gli effetti del famoso editto di Saint Cloud (Décret Impérial sur les Sépultures) emanato da Napoleone nel 1804, con il quale si stabilì che le tombe venissero poste al di fuori delle mura cittadine. A Venezia furono spostate e raccolte in un solo luogo fuori dal centro storico, in un'isola appositamente dedicata, l'isola di San Michele. Napoleone diede ordine di avviare i lavori all’architetto Giannantonio Selva (l’unico di cui si fidasse), finanziando interamente il progetto. Ciò comportò la copertura dei campisanti in città sin lì utilizzati trasformandoli in nuovi spazi pubblici, nuovi campi, molti dei quali ancora oggi mantengono il toponimo di Campo Santo o Campiello novo dei morti, come quello dietro Campo Santo Stefano. Luoghi riconoscibilissimi ancora oggi, normalmente posti a fianco delle Chiese e rialzati di uno o più gradini, come per esempio a fianco della Basilica dei Frari.

 

Una moderna visione di città

Una visione moderna di città che si sposava con la volontà di autocelebrazione, per cui l'obiettivo di migliorare la salubrità del contesto urbano portò alla demolizione e allo sventramento di parti importanti di Venezia, lasciando posto a nuove edificazioni. Una delle più famose fu la demolizione in Piazza San Marco della Chiesa di San Geminiano, di antichissima origine e ricostruita in seguito da Jacopo Sansovino nel 1557 di fronte alla Basilica di San Marco, per fare spazio alla realizzazione dell'Ala Napoleonica, dove fu insediato il Palazzo Reale, che collegando le Procuratie Vecchie a quelle Nuove definì il progetto di chiusura scenica della Piazza. L’impresa avrà termine solo a metà Ottocento. All’ingresso del Museo Correr vi è ancora oggi una lastra di marmo che ricorda il luogo dove fu demolita l'antica chiesa.
Nel progetto di riforma napoleonica dell’Area Marciana si inserisce anche la decisione di includervi un’area verde, ottenuta dall'abbattimento degli antichi granai della Repubblica. Sorgeranno così i Giardini Reali. Dal 2019 sono stati restituiti alla città pienamente recuperati grazie allo straordinario progetto botanico firmato da Venice Gardens Foundation, che ne ha recuperato in pieno il valore storico-artistico riportandoli ad originaria bellezza.   

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Altro intervento significativo furono le demolizioni di moltissime case, compresi ben quattro edifici religiosi nel sestiere di Castello – il rinascimentale San Niccolò di Castello con il suo seminario, l'Ospedale dei Marinai, la chiesa gotica di Sant'Antonio Abate con i dipinti del Carpaccio, un convento di suore cappuccine con tanto di chiesa trecentesca e il monastero di San Domenico –, per dar corso al grande e ambizioso nuovo progetto di dotare Venezia del suo primo parco pubblico con arco di trionfo e statua in bronzo di Napoleone, ora i Giardini della Biennale. La progettazione fu affidata ancora una volta ad Antonio Selva e i lavori si protrassero dal 1808 al 1812. Con le macerie ottenute dalla demolizione si provvide a consolidare il terreno, a creare una collinetta sulla quale trovò posto un caffè e alla copertura del vicino canale di Sant'Anna per realizzare la Via Eugenia (l'attuale via Garibaldi). Per quanto riguarda la scelta delle piante, ci si servì della collaborazione di Pietro Antonio Zorzi, il quale incontrò più di qualche difficoltà nella selezione delle stesse date le particolarità climatiche lagunari. Conclusi i lavori, sarà infine possibile collegare attraverso una meravigliosa passeggiata i due polmoni verdi della città storica, ossia i nuovi Giardini con i Giardini Reali di San Marco.
Napoleone dette il via inoltre alla realizzazione di tutta una serie di altri progetti che prevedevano la trasformazione di alcune aree importanti della città: l’insediamento di un’area commerciale sulla Riva degli Schiavoni; il disegno di un’ampia via all’isola della Giudecca che doveva terminare in un giardino pubblico da usarsi anche per le parate militari; la costruzione di un porticciolo nell’isola di San Giorgio Maggiore, tutt’oggi esistente; l'alienazione della Chiesa e del convento della Carità per insediarvi un’accademia di belle arti, le attuali Gallerie dell'Accademia. Intervenne anche sul sistema lagunare, rafforzando le fortificazioni delle dighe in pietra d'Istria, chiamate “murazzi”, che da San Nicolò proseguivano per tutto il litorale fino alla zona detta degli Alberoni.
Non dimentichiamo infine un altro atto di nodale importanza storica: la rimozione delle barriere e delle porte che isolavano il Ghetto Ebraico, il tutto con grande apprezzamento della Comunità Ebraica di Venezia.

Curiosità/1: Napoleone preferiva il rigore classico della palladiana Chiesa del Redentore rispetto alla per lui troppo dorata e moresca Basilica di San Marco. Parallelamente a Palladio, Napoleone stimava grandissimamente Antonio Canova, come testimoniano importanti sculture, prima fra tutte il suo busto ritratto, la cui copia in gesso è conservata nella gipsoteca di Possagno, e naturalmente Paolina Bonaparte della Galleria Borghese di Roma.

Curiosità/2: Napoleone è un nome non infrequente a Venezia.