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Home arrow ARTE arrow Sulle tracce del Bianconiglio... Fondation Valmont si trasforma nel “paese delle meraviglie”
Sulle tracce del Bianconiglio... Fondation Valmont si trasforma nel “paese delle meraviglie”
di Redazioneweb   
martedì 18 maggio 2021

Fondation Valmont torna a immergersi in un mondo di fiaba. Dopo Hansel & Gretel – White Traces in Search of Your Self (2019) e Beauty and the Beast (2017), in occasione della 17. Biennale Architettura i curatori Luca Berta e Francesca Giubilei presentano Alice in Doomedland dal 22 maggio al 27 febbraio a Palazzo Bonvicini. La terza mostra tematica di Fondation Valmont riunisce in un proget-to collaborativo Didier Guillon, la coppia di artisti Isao e Stephanie Blake e Silvano Rubino, oltre agli allievi dell’organizzazione non profit newyorkese Publicolor, ai quali è stato chiesto di sviluppare un lavoro ispirato a uno dei più celebri passaggi del racconto, ovvero il tea-party del Cappellaio Matto.

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La mostra si apre con The Garden Dreamers, il giardino incantato dove ha inizio il sogno ad occhi aperti di Alice, a cui gli artisti hanno lavorato insieme trasformando la sala di accesso/uscita in un’oasi meditativa. I visitatori sono invitati a prendere posto sul manto erboso, disegnato da Isao come una sorta di onirico giardino alla francese, per accomodarsi sui cuscini imbottiti d’erba profumata e abbandonarsi alle sensazioni dell’esperienza olfattiva ideata da Guillon, lasciandosi ispirare dalle suggestioni della videoinstallazione di Rubino che cita i passaggi più poetici del romanzo di Carroll. Attraversando il giardino si giunge alla sala allestita da Silvano Rubino, che interroga lo spettatore sulla propria identità – “who are you?” –, in un’interpretazione del testo di Alice che si focalizza sul dualismo tra conscio e inconscio. Parte di un sorprendente arredo sovradimensionato, un’immensa scrivania su cui è appollaiato un corvo rivela il passaggio da seguire per approdare alla sala Drink Me, ideata da Isao e Stephanie Blake, che accoglie i visitatori con un’Alice gigante, troppo grande per la stanza in cui si trova e quindi perfetta rappresentazione della sensazione suscitata dalla lettura, in questo caso opprimente. Non si può che lasciarsi (sor)prendere da questa bambola enorme, il cui corpo rimane tuttavia ancorato alla realtà grazie a elementi rigidi, come la mano e la scarpa realizzate in ceramica, materiale preferito di Isao. Il risultato ottenuto è il collegamento dello spazio-tempo del romanzo con quello odierno. La convergenza del percorso dei visitatori con quello di Alice trova infine il suo culmine nella The Room of Tears di Didier Guillon. Sempre attento ai problemi sociali, etici ed estetici che caratterizzano il nostro presente, l’artista collega la fiaba al contemporaneo. Individuate le maggiori dieci sfide che si pongono di fronte all’uomo, Guillon le materializza in vere e proprie gabbie, lasciando al visitatore la possibilità di interagire, aprendole o meno, mentre è avvolto dal blu del “mare di lacrime” della piccola Alice. L’artista invita così ad abbracciare la dimensione assurda della storia e a seguirne il percorso, per infine contemplare la realtà con occhi nuovi.
Alice in Doomedland è una mostra dall’inusitata potenza evocativa che guarda il mondo senza compromessi: sarà davvero condannato come annuncia il provocatorio titolo? Non resta che scoprirlo... It’s late, it’s late for a very important date!  

Alice in Doomedland
22 maggio 2021-27 febbraio 2022
Fondation Valmont Palazzo Bonvicini - Venezia
fondationvalmont.com