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Home arrow VENICENESS arrow #backtolife. La borsa 'etica' di Carla Plessi per McArthurGlen Noventa di Piave Designer Outlet
#backtolife. La borsa 'etica' di Carla Plessi per McArthurGlen Noventa di Piave Designer Outlet
di Redazioneweb   
venerdì 11 giugno 2021

#backtolife è un progetto di economia circolare e di empowerment femminile che segna la ripartenza di una nuova stagione al McArthurGlen Noventa di Piave Designer Outlet. Una collezione di 100 borse uniche e numerate, create da Carla Plessi, i cui proventi della vendita saranno destinati in toto alla Casa Famiglia San Pio X di Venezia. Ci parlano dell’iniziativa Renata Allacevich, direttrice della Casa Famiglia, Daniela Bricola, general manager dell’Outlet, e naturalmente Carla Plessi.

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RENATA ALLACEVICH
Come è nata e come opera la Casa Famiglia San Pio X?‚Ä®

È nata più di 100 anni fa per volere di Pio X e fa parte della Diocesi di Venezia. Nel maggio 1999, dopo un anno di esperienza, alcune coppie veneziane dichiarano al Patriarca Marco Cè la loro disponibilità ad assumere di- rettamente la responsabilità di Casa Famiglia San Pio X, affiancando il personale professionale che opera nella Casa. Questa modalità di gestione è unica in Italia; altrove troviamo la presenza di singoli volontari che affiancano saltuariamente gli operatori professionali, mentre nella nostra Casa gli sposi, chiamati “familiari”, che prestano la loro presenza collaborano a pieno titolo con gli operatori. Nel tempo la struttura è andata via via migliorando, tanto da ottenere nel 2014 per la prima volta dalla Regione Veneto l’accreditamento istituzionale in qualità di struttura sociale e comunità educativa mamma-bambino, permettendole così di operare a pieno titolo in collaborazione con i Servizi Sociali e Sanitari.
Questa bellissima iniziativa ci ha molto stimolato e coinvolto in questi mesi. È stata una grande opportunità, anche se dopo l’entusiasmo iniziale confesso che sono subentrati dei timori sulla tenuta del progetto da parte delle nostre ospiti, particolarmente fragili e vulnerabili. Carla Plessi è stata davvero capace di inserirsi, cosa tutt’altro che scontata, in un mondo diverso da quello che normalmente‚Ä®si è abituati a vivere. Abbiamo coinvolto nel progetto principalmente ex ospiti, persone che già hanno compiuto un tratto importante del loro percorso. Le ospiti attuali non sono ancora pronte, hanno la testa piena d’altro e vogliamo che il loro approccio con la realtà possa avvenire in modo graduale e non traumatico, ripartendo da una progressiva riappropriazione del bello nella quotidianità. È fondamentale circondarsi di bellezza e poterla offrire anche a chi della vita ha conosciuto finora solo grandi privazioni.
Da veneziana credo che questo progetto rappresenti una piccola ma importante traccia di città “normale”, che guarda alla ripresa delle sue attività artigianali attraverso il recupero attivo di persone che non chiedono altro
che di voltare pagina nel proprio percorso esistenziale.

DANIELA BRICOLA
Come McArthurGlen Noventa di Piave Designer Outlet è entrata nel progetto?‚Ä®

Il centro è stato aperto nel 2008, abbiamo una discreta quantità d’anni alle spalle. Ci siamo insediati in un territorio bellissimo che ci piace molto valorizzare e a cui siamo molto legati. Noventa di Piave Designer Outlet conta circa 170 punti vendita, si è sviluppato attraverso cinque fasi, di cui l’ultima completata durante i mesi della pandemia.‚Ä® Viviamo #backtolife come un’aspirazione‚Ä®alla ripartenza, fiduciosi che la prossima estate possa segnare in parte un ritorno‚Ä®alla normalità anche per il nostro business. Tuttavia il settore del turismo avrà bisogno di parecchio tempo prima di ritrovare numeri interessanti dall’Europa centrosettentrionale e dall’area balcanica. Serve inoltre poter riaprire in sicurezza nei fine settimana, nei prefestivi‚Ä®e nei festivi. Abbiamo bisogno di riportare molte persone a visitarci in condizioni di assoluta sicurezza. Per fare ciò abbiamo messo a punto in questo anno e mezzo di pandemia delle buone pratiche di distanziamento per costruire un clima di piena tranquillità per i nostri clienti: per noi la sicurezza viene prima di ogni altra cosa. Il 75% dei nostri dipendenti è di sesso femminile e quasi tutti appartengo- no alla fascia anagrafica 25/40 anni, quella in cui la disoccupazione femminile è più elevata. Nostro prioritario obiettivo è quindi quello di difendere e valorizzare il lavoro delle oltre 170 aziende presenti a Noventa di Piave Designer Outlet.‚Ä®Siamo un operatore importante che opera commercialmente su un settore di prima rilevanza quale è la moda, ma per noi è fondamentale integrare nel nostro operato‚Ä®la responsabilità sociale, i temi della diversità, dell’inclusione e della valorizzazione del lavoro femminile. Grazie alla disponibilità di Carla Plessi, alla sua creatività e alla sua visione, e grazie alla Casa Famiglia San Pio X, abbiamo dato vita a questo bellissimo progetto di economia circolare: 100 borse che compongono una capsule collection, messe in vendita per un periodo limitato in uno spazio ad hoc che abbiamo messo a disposizione all’interno dell’Outlet. Il ricavato, al netto dei costi di produzione alternativi alle donazioni di materiale fatte da varie aziende – che si sono rese subito disponibili ad assecondare il progetto, aiutando in concreto con la fornitura gratuita di materiale come campionature, fine pezze, tirelle o pellami e soprattutto macchine da cucire –, andrà tutto alla Casa Famiglia.
Oggi nella responsabilità sociale d’impresa‚Ä®si parla molto di bellezza. L’aspirazione alla bellezza nelle sue varie accezioni è ritenuta,‚Ä®a ragione, un elemento molto importante. Abbiamo accompagnato nel lavoro le ospiti della Casa Famiglia, che sono ospiti particolari, molto delicate, volubili e fragili, e le abbiamo guidate ad avvicinarsi a un mestiere in cui po- ter trovare una propria, nuova autonomia. Sia- mo riusciti ad arrivare in fondo col sostegno delle volontarie della Casa Famiglia e delle ospiti, riuscendo a completare con successo un progetto così delicato e complesso in un momento difficile come questo. Inizialmente lo avevamo congelato, poi posticipato, ma alla fine siamo arrivati al traguardo e questo ci riempie davvero di grande orgoglio.
Non vi è successo che non sia frutto di buone sinergie e di buona collaborazione fra tutti i soggetti in campo. E qui l’interazione tra le varie componenti è stata davvero incisiva e fruttuosa.
2014 per la prima volta dalla Regione Veneto l’accreditamento istituzionale in qualità‚Ä®di struttura sociale e comunità educativa mamma-bambino, permettendole così di operare a pieno titolo in collaborazione con i Servizi Sociali e Sanitari.
Questa bellissima iniziativa ci ha molto sti- molato e coinvolto in questi mesi. È stata una grande opportunità, anche se dopo l’entusiasmo iniziale confesso che sono subentrati.

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CARLA PLESSI
Come nasce l’idea delle borse solidali?

Il progetto ha potuto prendere corpo grazie alla fondamentale collaborazione del Noventa di Piave Designer Outlet. Era il momento successivo all’Acqua Granda del 2019 e mi aveva particolarmente colpito il fatto che Venezia, oltraggiata dalla violenza della natura e soprattutto dall’incuria dell’uomo, non avesse riscosso almeno in un primo momento l’interesse mondiale che avrebbe meritato, come ad esempio era accaduto a Parigi dopo il rogo di Notre Dame a seguito del quale si era scatenata una gara di solidarietà internazionale. Ho pensato così in quel momento che le mie borse e la loro vendita potessero rappresentare un piccolo ma concreto contributo a sostegno della città. Appena messo mano al progetto, il dramma del Covid e l’emergenza conseguente hanno inevitabilmente posto in secondo piano la “questione Venezia”. Ecco perché abbiamo deciso di integrare il progetto con la solidarietà verso la Casa Famiglia, una decisione vincente che ci ha permesso‚Ä®di occuparci di una realtà poco conosciuta contribuendo a darne la dovuta visibilità.‚Ä®La solidarietà e la generosità da parte delle aziende hanno rappresentato un elemento che ha impattato molto positivamente sul nostro lavoro infondendoci una notevole carica di entusiasmo: tutti si sono subito mobilitati per donare con allegria, empatia, senza fare calcoli di convenienza. Tra le varie imprese che hanno aderito al progetto, molte provengono dal Triveneto: i raffinati tessuti d’arredo sono di Rubelli; Peserico e Lardini hanno fornito pregiati tessuti per l’abbigliamento; il cuoio vegetale è stato fornito dalla Conceria friulana Pietro Presot; il broccato proviene‚Ä®dal rinnovo degli interni dell’hotel di charme Ca’ Maria Adele a Venezia; Juki ha donato le macchine da cucire.‚Ä® Forse è un effetto ‘positivo’ del Covid, ma è un fatto che in questi mesi tutti noi abbiamo dovuto guardarci allo specchio, ripensare alle nostre vite, provare a capire come vogliamo vivere i prossimi anni, se avremo la fortuna di poterli vivere. Questo progetto è diventato uno specchio per le nostre anime, perché ci ha messo a confronto con chi sta peggio, con chi è ammalato, con chi affronta le difficoltà quotidiane della vita. Il primo giorno che sono venuta in Casa Famiglia ero reduce da una notte insonne; mi chiedevo come potessi presentare delle borse a queste donne che avevano così tanto sofferto. Mi è parso subito chiaro, invece, come l’elemento della borsa potesse rappresentare, anche in un contesto così particolare, un tratto di comunanza femminile, perché elemento di sana frivolezza che appartiene a tutte le donne, di tutte le età, di tutti i colori, di tutte le estrazioni, di tutti i vissuti. Tutto ciò mi ha fatto molto pensare al valore della borsa, che in questo caso diventa borsa etica.
Il bello è un diritto fondamentale per tutti: quando ti abitui al bello, come dice mio marito (Fabrizio Plessi, ndr), non torni più indietro e ha perfettamente ragione. Ricercando il bello inevitabilmente si migliora. Non ho mai pensato neppure per un momento che non ce l’avremmo fatta, sebbene ci siano stati dei momenti molto difficili. Tutti hanno desidera- to intensamente, con tutto il proprio portato umano e fattivo, che questo obiettivo, questo progetto si concludesse positivamente. E così è stato. Non posso non ringraziare tutte le amiche che mi hanno aiutato a raggiungere questo alto scopo con straordinario entusiasmo e concreta collaborazione: è stato un grande regalo della vita.‚Ä® La passione per le borse è nata casualmente. La borsa per me è sempre stata un accessorio molto importante dell’abbigliamento, come del resto per la maggior parte delle donne. Tuttavia mai avrei pensato che a un certo punto della mia vita mi sarei messa a crearne io, di persona. Seguo sempre questo procedimento: non disegno mai prima i modelli, parto dal materiale e li creo. Sono sempre stata affascinata dai materiali, dai tessuti, dalle pelli, che a volte raccolgo nei miei viaggi.‚Ä®In questo progetto però, dato che aziende importanti si sono rese disponibili a donarci le materie prime, non ho scelto personalmente‚Ä®i materiali, impegnandomi esclusivamente in un esercizio di creatività. Un esercizio che mi è molto piaciuto: adattarsi al materiale, dover “piegare un po’ il capo” e cercare di tirar fuori il meglio con quello che avevamo a disposizione è stato un lavoro intrigante. Moltissimi gli aneddoti anche divertenti, soprattutto sorprendenti, che potrei raccontare di questa esperienza di “trasformazione”, in tutti i sensi proprio. Tra tutti, esemplare la storia del secchiello: come è possibile da una suola di scarpe trarre un secchiello? Apparentemente non lo è... Eppure Eugenia Presot è stata capace di addolcire questo materiale piegandolo alle mie esigenze.

 

 

www.mcarthurglen.it/noventadipiave