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Home arrow TEATRO arrow Effetto farfalla. Le rime ruggenti di Kae Tempest conquistano la Biennale Teatro
Effetto farfalla. Le rime ruggenti di Kae Tempest conquistano la Biennale Teatro
di F.D.S.   
giovedì 01 luglio 2021

Ci sono artisti che, oltre ad essere per l’appunto artisti, riescono anche ad essere “icone” del proprio tempo: non solo creatori di linguaggi estetici innovativi e di sommo livello, ma anche soggetti in cui convergono i flussi e le dinamiche sociali, insieme alla capacità di interpretare un periodo della storia, un universo di segni e di rappresentazioni. Così, alla rinfusa: Warhol, Toulouse-Lautrec, Caravaggio, Kerouac, tanti eroi della musica rock, ecc. Per questi artisti essere “iconici” significa semplicemente “essere sé stessi”. Tuttavia in essi il mondo riconosce la persistenza di un surplus di soggettività che va a toccare le dinamiche della storia.

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A Kae Tempest è attribuito il Leone d’Argento per l’audacia luminosa nel posizionare deflagranti inneschi riflessivi e per voler ancora sperimentare in un genere definito di nicchia, come la poesia [...] arrivando a parlare col cuore a un pubblico sempre più vasto, entrandoti fin dentro le ossa, costringendoti a specchiarti nella tua dolorosa intimità” ricci/forte

 

Kae Tempest, nata Kate Ester Calvert 35 anni fa a Westminster, un quartiere di Londra, Leone d’Argento della Biennale Teatro 2021 (dedicato alle promesse del teatro o a quelle istituzioni che si sono distinte nel far crescere nuovi talenti), è quasi sicuramente un* di quest* artist* iconic* (Tempest, lo scorso anno, ha dichiarato pubblicamente la propria identità non binaria, chiedendo l’utilizzo del singular they in riferimento alla propria persona). Kae Tempest è il luogo in cui poesia, performance teatrale, musica si mescolano, si confondono, si ridefiniscono: rapper, poet*, composit*, scritt*, drammaturg* e spoken word performer, ha vinto numerosi premi per le sue opere poetiche, narrative e musicali. Finalista del Costa Book Award e del BRIT Award, due volte in finale per il Mercury Prize e altrettante per l’Ivor Novello Award, nel 2013 ha vinto il Ted Hughes Award. Nel 2014 la Poetry Book Society ha inserito il suo nominativo nella lista Next Generation Poet, che ogni dieci anni individua le voci poetiche più promettenti del panorama britannico.

 

Ha pubblicato le raccolte di poesia Antichi nuovi di zecca, Resta te stessa, Che mangino caos e Un arpeggio sulle corde, oltre al romanzo The Bricks that Built the Houses. Insomma, ci troviamo davanti a una delle più pure voci poetiche del terzo millennio, che mette in scena le proprie visioni secondo liturgie legate alla performance fisica tra rap e spoken poetry, alternando rabbia e passione, violenza e dolcezza, gestualità e scrittura vorticosa. Il suo libro di maggior successo, Let Them Eat Chaos, è un ritratto di sette persone che alle 4.48 di mattina – l’ora in cui sembra esserci il più alto tasso di suicidi – sono sveglie nei loro appartamenti nel sud di Londra, immersi nel caos delle loro esistenze. Il che non può essere che dovuto a un caos più generale che è là fuori, nel mondo della politica e della società.


Ascoltare la poesia letta dal suo autore è una delle più affascinanti esperienze di ascolto dell’uomo. Da Omero a Ginsberg, l’oralità della poesia è stata da sempre fonte di conoscenza primaria, mediata dall’insopprimibile fisicità del poeta. Da questo punto di vista l’esperienza artistica di Kae Tempest come un’erma bifronte guarda al passato e al futuro della poesia: del tutto consapevole della lezione che viene dalla Storia e al contempo desiderosa di affrancarsene attraverso l’affermazione di una fisicità corporea dirompente, in cui disperazione sul futuro del mondo e dolcezza di un attimo sospeso meravigliosamente convivono.


Consegna del Leone d’Argento

9 luglio ore 14, Ca’ Giustian

The Book of Traps & Lessons

10 luglio ore 21, Teatro Goldoni

www.labiennale.org