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INTERVISTA | Moda(lità) Venezia. Incontro con Maria Luisa Frisa
Written by Fabio Marzari   

Venezia è la città scelta da Valentino e Saint Laurent per lanciare le loro prossime collezioni non attraverso campagne pubblicitarie, ma con vere e proprie sfilate evento, attesissime seppure per pochissimi invitati – le collezioni attualmente sono svelate soprattutto in diretta streaming –, ma la cui rilevanza non può essere certo trascurata. In entrambi i casi, ça va san dire, la città non sarà solo la magnifica scenografia, ma l’affascinante ispirazione.

 

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Per Valentino la data è quella del 15 luglio e come spiega il direttore creativo Pierpaolo Piccioli «La prossima collezione couture s’intitolerà Valentino Des Ateliers. Mi sono messo alla prova nell’orchestrare una sinfonia di anime, menti e input creativi diversi. Tutte queste energie hanno portato la mia visione a Venezia, una città che genera genuinamente e spontaneamente vibrazioni su arte, teatro, musica, architettura, cinema e tutto ciò che ha a che fare con la creatività. Venezia è la cornice perfetta per questa collezione». Il giorno prima, il 14 luglio, alla Certosa sarà la volta della sfilata uomo di Saint Laurent. Il direttore creativo Anthony Vaccarello ha commissionato all’artista Doug Aitken un’installazione come sfondo allo show. Un vero e proprio padiglione temporaneo in dialogo con il paesaggio della Certosa, che per l’occasione diventa soggetto e mezzo dell’installazione, che rimarrà fino al 30 luglio visitabile dal pubblico. Atkein ha vinto il Premio Internazionale alla Biennale di Venezia nel 1999 con la video installazione Electric Earth. A fine agosto anche Dolce&Gabbana e Alberta Ferretti hanno inoltre programmato delle iniziative in città.

 

L'haute couture veneziana raccontata da Maria Luisa Frisa

Noi siamo di parte e non abbiamo problemi a dichiararlo. Ammiriamo da sempre il lavoro svolto nell’ambito del corso di laurea dello Iuav in Design della Moda e Arti multimediali e soprattutto conosciamo bene l’impegno costante dei docenti, capitanati da Maria Luisa Frisa, professore ordinario in Design della Moda, dominus del corso, capofila da moltissimi anni dell’idea di trasformare con giusta valenza accademica un ambito considerato perlopiù creativo, coniugando il binomio indissolubile tra la formazione e la creatività, per laureare studenti in grado di poter lavorare al meglio nel mondo produttivo, che per definizione viene chiamato “sistema moda”. Perciò Frisa è la persona più titolata, per competenza ed esperienza, per poterci parlare di questa estate di haute couture veneziana, che si è inaugurata il 2 luglio con la ‘tradizionale’, ma solo per il suo svolgersi annuale, essendo un vero atto creativo in divenire ad ogni sua edizione, sfilata di fine corso degli studenti IUAV.

Come è andato il vostro lavoro all’Università durante questo lungo periodo di pandemia e cosa vi aspettate dal futuro, anche quello più prossimo?
Abbiamo sempre continuato a fare lezione, nonostante tutte le difficoltà e nonostante l’obbligo della didattica a distanza, che ha creato inevitabilmente alcune problematicità per quanto riguarda soprattutto i laboratori. I docenti sono stati bravissimi nel riuscire a far lavorare i ragazzi anche da lontano, ma appena è stato possibile abbiamo immediatamente ripreso a lavorare in presenza, abbiamo riattivato i laboratori, anche quelli sartoriali, di modellistica e di maglieria e adesso ci stiamo preparando per fare la nostra sfilata del 2 luglio. La sfilata quest’anno sarà inevitabilmente in versione più ridotta, perché permangono delle regole da seguire, per cui rispetto alle precedenti edizioni siamo passati da un pubblico di 1200 persone ad un pubblico di 60 persone circa, una notevole differenza! Abbiamo dovuto necessariamente diminuire le uscite della collezione ed il backstage nell’esperienza delle passate edizioni, luogo per definizione affollato di persone, modelle, modelli, addetti ai lavori, avrebbe potuto essere oggi un chiaro esempio di assembramento, secondo i termini che la pandemia ha reso familiari. La scelta è caduta verso una postazione più piccola e protetta, in modo da poter ridurre anche eventuali incursioni esterne; perciò la sfilata si terrà davanti all’entrata del Cotonificio di Santa Marta, con pochi ospiti ma, come tutti gli anni, l’evento sarà trasmesso in streaming su vogue.it .

Importante come sempre è lanciare un segnale, far capire che si lavora in maniera diversa, ma si continua a farlo e tra l’altro va ricordato che anche le sfilate dei grandi nomi della moda sono cambiate. Nostra intenzione è quella di trasformarci rispetto a quello che è accaduto in questi mesi, il che rappresenta anche un’ottima occasione per riflettere in maniera diversa intorno ad un sistema che in questo periodo è profondamente mutato. Importante era, è e sarà ancora tenere i ragazzi connessi col mondo e legati all’impegno, perché è stato molto grave soprattutto per loro doversi ritirare nelle camerette delle case, in altre città. Nostro compito principale era mantenere i ragazzi connessi alla comunità dell’università e far capire loro che noi c’eravamo sempre e comunque e che appena fosse stato possibile noi ci saremmo rimessi subito a lavorare in presenza.

Dal suo punto di vista quali segnali giungono dal sistema moda?
Il sistema della moda in Italia rappresenta un capitolo molto importante del nostro intero comparto produttivo, perché è composto da una serie di realtà manifatturiere che esportano in tutto il mondo, lavorando per tutti i più grandi brand. Tale sistema è espressione di un sistema economico che dà lavoro a moltissimi addetti ai più diversi livelli. Il complesso di aziende che stanno ora tornando a lavorare dopo le difficoltà del periodo Covid compongono una parte attiva del nostro Paese, in grado di favorire il rilancio, e questo aspetto secondo me non viene mai abbastanza ricordato. Poi si trova quel sistema costituito dai brand grandi e piccoli, formato dagli autori, dai direttori creativi, dagli stilisti che hanno affrontato il periodo della pandemia cercando di continuare a lavorare, di fare le collezioni comunque. La moda nonostante le difficoltà non si è mai fermata; anche se i negozi erano chiusi, tutti si sono attrezzati per lavorare e vendere online. Per fortuna, quindi, il sistema – ricordiamoci che la moda è un universo molto attivo e molto reattivo – tende a risolvere sempre i problemi. Da subito la postura del sistema della moda è stata dinamica, le sfilate, le presentazioni si sono risolte in forma filmica, oppure con presentazioni sempre nuove, cercando di non arrendersi e fermarsi, anche se il mondo intero si era di fatto fermato, specie nella socialità, che è un fattore scatenante nel favorire le tendenze della moda. Quindi malgrado gli stili di vita forzatamente modificati, serve tenere presente che la moda non può essere…vestirsi in tuta e scarpe da ginnastica; al contrario la moda è vestirsi con abiti che diventano come accessori scenici per il corpo. La scarpa da ginnastica può essere un elemento di stile, come ci ha mostrato Maria Grazia Chiuri nella sfilata di Dior ad Atene, ma non deve mai mancare il pensiero della moda, che fa parte del nostro definirci nel mondo e di essere nel mondo. Credo che la grande forza della moda sia stata quella di essere reattiva e ora di voler ritornare sulla scena in grande spolvero.

Venezia è la città della rappresentazione. Non la definirei solo vetrina una città che sa offrire uno straordinario palcoscenico anche per la moda, pensiamo al famoso ballo a palazzo Labia nel 1951 offerto da Charles de Beistegui, cui presero parte circa mille importanti invitati, fra gli altri Salvador Dalì, Orson Welles e un certo Christian Dior...

 

Veniamo a Venezia, luogo di moda e per la moda. Vetrina o palcoscenico?
Venezia è la città della rappresentazione. Non la definirei solo vetrina una città che sa offrire uno straordinario palcoscenico anche per la moda, pensiamo al famoso ballo a palazzo Labia nel 1951 offerto da Charles de Beistegui, cui presero parte circa mille importanti invitati, fra gli altri Salvador Dalì, Orson Welles e un certo Christian Dior... Un evento che tuttora viene celebrato e ricordato! Tuttavia pensando anche a qualcosa di più concreto, che purtroppo non viene quasi mai ricordato, c’è stata l’attività di Palazzo Grassi durante la proprietà Snia Viscosa, nei cui spazi venivano organizzate delle mostre tessili di moda molto importanti che hanno segnato quel tempo. Addirittura il Museo delle Arti Decorative di Parigi nasce proprio dalla suggestione di una di queste mostre, giusto per sottolineare quel tanto che basta il valore internazionale che avevano queste iniziative. Venezia è certo anche una straordinaria vetrina mondiale, pensiamo all’amore di Chanel per questa città; è un luogo in cui si intrecciano diverse idee e diverse culture.

Le tradizionali città della moda hanno subito un inevitabile contraccolpo, hanno perso un po’ della loro centralità. Non si sfilava a Parigi, non si sfilava a Londra, non si sfilava a Milano, si decidevano altri luoghi al momento e molte case di moda, penso a Gucci e a Saint Laurent ad esempio, hanno dichiarato che non avrebbero più rispettato i tradizionali calendari delle sfilate, ma sarebbero scesi in passerella quando per loro fosse stato opportuno farlo. Dovendo quindi scegliere un luogo e potendo muoversi con questa libertà nei calendari, Venezia è certamente una di quelle città che rappresentano al meglio un’idea di cultura, dove il passato convive col presente, una città storica per eccellenza e unica al mondo, ma anche la città della Biennale, una delle manifestazioni d’arte più importanti al mondo, che raduna poi al suo interno tutte le arti. Una città dove hanno sede molte importanti fondazioni, come Prada e Pinault, che hanno sempre dei programmi sul contemporaneo di altissimo livello. Era un’idea quella di recuperare un palcoscenico che potesse avere diverse qualità e Venezia è tutto questo e molto altro ancora.
Sarebbe molto bello se noi qui a Venezia, proprio partendo da queste incursioni della moda, recuperassimo e scrivessimo un libro sul rapporto che esiste tra Venezia e la moda stessa, facendo così conoscere ad un pubblico più vasto il ricco corredo di immagini che si trovano negli archivi. C’è a tal proposito una bellissima immagine di Bruna Moretti “Brunetta”, grande disegnatrice di moda, che abbiamo pubblicato nel catalogo di Bellissima, l’Italia dell’alta moda, dove sono raffigurate delle modelle che indossano le creazioni dei couturier trasportate su barche che sfilano lungo il Canal Grande. La moda è sempre di casa a Venezia, sì!

 

www.iuav.it

 

 

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