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Voci dal Lido. Qualche anticipazione e molti rumors aspettando la presentazione di Venezia 78
di Marisa Santin   
giovedì 22 luglio 2021

Il programma della Mostra del Cinema sarà svelato tra pochi giorni. Al momento non possiamo che raccogliere qui quel po’ che già sappiamo e divertirci a immaginare qualcosa in più. Pronostici che provengono da chiacchiere ‘di corridoio’ o da qualche nostro desiderio, in attesa che lunedì 26 luglio il direttore Alberto Barbera ci sveli tutti i protagonisti che animeranno il Lido dall’1 all’11 settembre per la 78. edizione del Festival.

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Apre Pedro Almodóvar con una storia di maternità parallele, ma prima un omaggio a Nino Manfredi
e Andrea Segre in preapertura

Con Madres paralelas del regista spagnolo Pedro Almodóvar, Leone d’Oro alla carriera 2019, si apre il concorso della 78. Mostra del Cinema: «un ritratto intenso e sensibile – nelle parole di Alberto Barbera – di due donne che si misurano con i temi di una maternità dai risvolti imprevedibili, della solidarietà femminile, di una sessualità vissuta in piena libertà e senza ipocrisie, sullo sfondo di una riflessione sulla necessità ineludibile della verità, da perseguire senza esitazioni». Nel cast Penélope Cruz, Milena Smit, Israel Elejalde, Aitana Sánchez-Gijón, con la partecipazione di Julieta Serrano e Rossy De Palma.

 

Dopo aver descritto la Venezia durante il lockdown (Molecole, 2020), Andrea Segre torna al Lido per la preapertura del Festival (martedì 31 agosto, ore 18.30) con un documento sul ‘dietro le quinte’ della straordinaria edizione dell’anno scorso, La Biennale di Venezia: il cinema al tempo del Covid. A completare la serata, la Sala Darsena ospiterà un omaggio a Nino Manfredi per i 100 anni dalla nascita con la proiezione del suo film d’esordio alla regia, Per grazia ricevuta (1971), nella versione restaurata dal Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale e da Istituto Luce – Cinecittà.

photo.jpgIl manifesto della 78. Mostra del Cinema: un incrocio di sguardi firmato da Mattotti

Un uomo e una donna si filmano reciprocamente in un rituale simile ad un passo di danza, illuminati da un riflettore di luce ocra. È questa l’immagine scelta per la prossima edizione del Festival, firmata ancora una volta dall’illustratore e autore Lorenzo Mattotti. Nell’era dei telefonini, il volteggio delle due figure è mediato dalle cineprese attraverso le quali i due si incontrano, si studiano, si conoscono in un rituale giocoso che rimanda alla forza creativa del cinema.

Le giurie per il Leone d’Oro, il premio Orizzonti e la miglior opera prima

Sappiamo già da un po’ che a presiedere la giuria internazionale del concorso sarà Bong Joon-ho, il regista coreano che nella notte degli Oscar del 2020 (era il 24 febbraio) ci aveva fatto assistere ad uno degli ultimi assembramenti cinematografici pre-pandemia, con la nutrita delegazione di Parasite riunita sul palco del Dolby Theatre a ritirare il premio al miglior film. Ad aiutarlo a scegliere il prossimo Leone d’Oro ci saranno il regista e sceneggiatore Saverio Costanzo (La solitudine dei numeri primi, 2010; Hungry Hearts, 2014), l’attrice e conduttrice televisiva belga-francese Virginie Efira, protagonista del nuovo film di Paul Verhoeven Benedetta, l’attrice teatrale e cinematografica, cantante e compositrice britannica Cynthia Erivo (premio Grammy 2017 per il miglior album di un musical teatrale per The Color Purple), l’attrice e produttrice canadese Sarah Gadon (con Cronenberg in diversi film fra cui A Dangerous Method, 2011, e protagonista della serie tv Netflix L’altra Grace, 2017), il regista rumeno Alexander Nanau, a Venezia nel 2019 con l’acclamato documentario Collective, e infine la regista cinese Chloé Zhao, fresca di Leone d’Oro e Oscar (Nomadland).  
La sezione Orizzonti – che quest’anno accoglie l’estensione Orizzonti Extra, una selezione di opere senza vincoli di genere, durata e destinazione, purché superiori ai 60 minuti – sarà valutata dalla regista e sceneggiatrice Jasmila Žbanić (in concorso l’anno scorso con Quo Vadis, Aida?), la regista e sceneggiatrice norvegese Mona Fastvold (World to Come, 2020), il regista iraniano Shahram Mokri (Fish & Cat, premio speciale Orizzonti nel 2013; Careless Crime, 2020), Josh Siegel, curatore della sezione cinematografica del MoMA di New York, e la scrittrice di romanzi per ragazzi Nadia Terranova (Addio fantasmi, 2018; Omero è stato qui, 2019).
Sceglieranno la migliore opera prima Uberto Pasolini, produttore di The Full Monty (1997), regista di Still Life (2013), il critico cinematografico austriaco Martin Schweighofer e l’artista e regista argentina Amalia Ulman.

I premi alla carriera a Benigni e a Jamie Lee Curtis e la madrina Serena Rossi

«In virtù della sua esuberanza e irruenza (Barbera)», e non solo, sappiamo che sarà Roberto Benigni a ritirare uno dei premi alla carriera di questa 78. edizione. Non proprio un habitué del Lido, l’ultima apparizione dell’attore e regista toscano alla Mostra risale al 2016, quando si esibì in un appassionato monologo in omaggio a Paolo Villaggio in occasione della presentazione del docufilm di Mario Sesti La voce di Fantozzi. La Mostra celebra anche la carriera di Jamie Lee Curtis (Una poltrona per due, Un pesce di nome Wanda, True Lies). L’attrice statunitense riceverà il premio l’8 settembre prima della proiezione di Halloween Kills, secondo capitolo dell’horror diretto da David Gordon Green con John Carpenter fra i produttori. Dopo Alessandra Mastronardi e Anna Foglietta, sappiamo anche che la conduzione delle serate di apertura e chiusura sarà nelle mani di Serena Rossi. Già a Venezia nel 2017 nel cast di Ammore e malavita (Manetti Bros.), l’attrice napoletana è forse più conosciuta al grande pubblico per la sua interpretazione di Mia Martini per la Rai: un talento canoro (è sua la voce di Anna in Frozen), oltre che attoriale.

Chi c’è e chi (forse) ci sarà, qualche certezza e molti rumors

Sappiamo che sarà a Venezia fuori concorso Dune, diretto dal regista canadese Denis Villeneuve. Prodotto dalla Warner Bros., il film trasferisce sullo schermo una parte dell’omonimo romanzo di Frank Herbert del 1965, primo capitolo di uno dei cicli di maggior successo della letteratura fantascientifica. Un vero regalo della Mostra agli appassionati del genere.

In Concorso invece potrebbero esserci The Power of the Dog della regista neozelandese Jane Campion, con Benedict Cumberbatch e Kirsten Dunst, e The Hand of God di Paolo Sorrentino, con protagonista Toni Servillo. Nonostante il titolo sia un chiaro riferimento a Maradona, non si tratterebbe di un biopic sul calciatore argentino recentemente scomparso, ma di un film che ripercorre gli anni giovanili del regista napoletano. Sembra molto probabile anche la presenza di Gabriele Mainetti che consacrerebbe così la sua vocazione al superhero movie all’italiana portando al Lido Freaks Out, ambientato nella Roma occupata dai nazisti. Le notizie, passate da «Variety», non sono state però ancora confermate dalla Biennale.

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E poi c’è tutto quello che non sappiamo. Non sappiamo… ma ci piacerebbe molto che al Lido arrivasse Steven Spielberg con il remake di West Side Story. Pare che, rispetto alla prima trasposizione diretta da Robert Wise nel 1961, Spielberg sia rimasto più fedele all’originale di Leonard Bernstein e Stephen Sondheim. Il trailer del film (che uscirà nelle sale americane il prossimo 10 dicembre e il 16 in quelle italiane) è stato lanciato durante gli Oscar 2021 ed è ora disponibile online. Un piccolo consiglio: guardatelo! E a proposito di musical, la serie dedicata alla vita di Lady D, Diana: A True Musical Story, sarà disponibile su Netflix dal 1° ottobre, anticipando di qualche mese la première teatrale a Broadway. Non ci dispiacerebbe vederne il primo episodio in anteprima in Sala Grande. A venticinque anni dalla sua drammatica scomparsa, la figura di Lady Diana sarà celebrata al Lido grazie a Spencer, il nuovo film del regista cileno Pablo Larraín la cui presenza in concorso è data quasi per certa. La principessa del Galles Diana Spencer avrà il volto di Kristen Stewart.

Non sappiamo poi se sul tappeto rosso saliranno Pierfrancesco Favino, Kasia Smutniak e Nanni Moretti, protagonisti de Il colibrì, il film tratto dall’omonimo romanzo di Sandro Veronese e prodotto da Fandango e Rai Cinema che Francesca Archibugi sta girando proprio in queste settimane tra Roma, Parigi e Firenze. E non sarebbe poi magnificamente diaboliko se al Lido tornassero i rutilanti Manetti Bros. insieme a Luca Marinelli, Miriam Leone e Valerio Mastandrea?