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Gli occhi sul mondo. La Belfast di Kennet Branagh
di F.D.S.   

Irlanda del Nord, fine anni ‘60. Violenti conflitti tra cattolici repubblicani e protestanti unionisti, Troubles, esplodono con forza e stravolgono gli equilibri culturali e sociali. Buddy è un bambino che sogna un mondo senza violenza, vive con i genitori e due nonni molto vivaci; la loro è una famiglia della working class inevitabilmente coinvolta nei tumulti.

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Dovranno scegliere se rimanere per lottare o cominciare una nuova vita. In Belfast, Kennet Branagh alla regia si serve del bianco e nero per raccontare un dramma a tratti autobiografico, basato sui fatti storici del conflitto nordirlandese.

 

Se Branagh è l’autore della rinascita cinematografica di William Shakespeare, con 5 titoli e ½ dedicati al Bardo (consideriamo anche Casa Shakespeare, che, pur non essendo la trasposizione di una commedia, è comunque un film a lui dedicato), in lui pulsa anche lo spirito di un regista che si alterna tra esplorazioni dei generi (L’altro delitto per il thriller, Nel bel mezzo di un gelido inverno per la commedia) e produzioni bombastiche dal budget illimitato (Thor e Jack Ryan – L’iniziazione tra tutti). In realtà crediamo sia sbagliato confinarlo nel recinto del regista totalmente british, attratto più dalla commedia della vita che dalla vita tout court.

 

Branagh è un fiero irlandese della classe operaia di Belfast (e alla sua infanzia nordirlandese ha dedicato il film appena presentato alla Festa del Cinema) che a nove anni si trasferisce in Inghilterra: il suo vocabolario artistico nasce con Hitchcock e con Welles, non con Shakespeare. Basta guardare a quella che è la trasposizione più riuscita delle commedie di Shakespeare, quel Molto rumore per nulla che esemplifica eloquentemente la sua visione di cinema: concentrazione di attori americani, citazioni a piene mani della screwball comedy, ambientazione solare e aperta sulle magiche bellezze della terra di Toscana. Insomma, ci troviamo di fronte ad uno degli spiriti più liberi, più proteiformi, più vitali mai espressi dalle arti del palcoscenico, un tosto ragazzino di Belfast che ha affrontato ogni passo, ogni decisione della sua vita con entusiasmo e consapevolezza, estro creativo e determinazione.


Belfast (UK, 2021, 98’)
Dall’11 novembre