VeneziaNews :venews

  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
Home arrow ARTE arrow L’infinito vedere. Michele Alassio firma il nuovo libro "Passing Steamer nella fotografia"
L’infinito vedere. Michele Alassio firma il nuovo libro "Passing Steamer nella fotografia"
di Mariachiara Marzari   
giovedì 25 novembre 2021

20211017_113826_0001.jpg

«Nel 1979 avevo ventitré anni. Disegnavo all’età di cinque, e al tempo utilizzavo una tecnica a polvere che mi permetteva di stendere campiture uniformi di colore senza che fosse visibile alcun tratto o contorno. Era impossibile capire come fossero state realizzate, così che la maggior parte delle volte venivano scambiate per delle stampe tipografiche. Pensavo che fosse quella la mia strada, che avrei continuato con il disegno o la pittura. Avevo già visitato i maggiori musei del mondo e studiato dal vero e negli scritti i miei artisti prediletti: Rembrandt, Caravaggio, Klee, Rothko, Pollock. Poi, nel giugno di quell’anno, a Venezia esplose la fotografia. Esposizioni, convegni, workshop. Le opere di tutti i più piccoli celebrati fotografi del mondo erano improvvisamente visibili nella mia città.  Vidi tutto, e avidamente, ma a essere sincero rimasi piuttosto perplesso e inappagato. Non riuscivo a categorizzare la fotografia. Tutti parlavano della fotografia come arte, ma io non vedevo nulla da poter chiamare con questo nome. Vedevo documenti, frazioni di avvenimenti sportivi, bellici, e di costume. Vedevo immagini divertenti, ironiche, drammatiche. Vedevo parti del mondo, parti di corpi, ossessioni e deviazioni personali. Poi ho visto lei, ed è cambiato tutto. Sono rimasto a fissarla mezz’ora. Sono anche tornato il giorno dopo, e il giorno dopo ancora. La fotografia in questione è Passing Steamer, di P.B. Haviland, del gruppo Camera Work».

 

Michele Alassio riprende lo stesso titolo per il suo libro, di fotografia naturalmente, ma trattata dalla parte dell’occhio, della mente e della mano del fotografo, in questo caso di lui stesso. Non un’autobiografia per parlare del proprio lavoro; Alassio si distende sul lettino per raccontare in una prospettiva molto personale e intima, ma al contempo universale, il suo quotidiano fotografico, condito di momenti, incontri, sguardi, rotture nel tentativo di definire la sua poetica in un stream of consciousness liberatorio, poetico e deciso, razionale e irrazionale allo stesso tempo. Un libro che «non va inteso come il tentativo di giustificare letterariamente qualcosa di irrisolto visivamente, ma come la cronaca del mio tentativo di svelare l’enigma della mia attrazione e di comprendere il meccanismo che la sostanzia, così da poterne replicare gli effetti. Di conseguenza questo non è un testo sulla fotografia ma su cosa una sola fotografia [Passing Steamer di P.B. Haviland] mi ha suggerito sulla fotografia in generale».

Lo stile essenziale e narrativo di Alassio produce immagini nuove che appaiono all’improvviso, immagini che emergono non dalla superficie piana di una fotografia ma dalla possibilità di penetrare tramite essa il vissuto del fotografo.
«La fotografia non da risposte, fa domande».
Le fotografie di Alassio interrogano la realtà e la mettono in bilico tra reale e irreale, cercano di comprendere il segreto di un luogo, di un momento, di un’atmosfera e di rivelarlo  in un immagine che diventa narrazione. È proprio questo è il punto di incontro tra l’artista, il fotografo e l’uomo. «La fotografia smette di essere un documento e può essere arte quando ciò che mostra non è il fine, ma il mezzo».

Il libro Passing Steamer nella fotografia di Michele Alassio è stato presentato il 12 settembre a laToletta SpazioEventi a Venezia, l’8 ottobre a Milano al MIA Art Fair e a fine mese alla Hoepli sempre a Milano, mentre i primi di dicembre sarà in distribuzione nazionale. È acquistabile alla libreria laToletta, allo SpazioEventi e online.

Michele Alassio
Passing Steamer nella fotografia
2021, laToletta Edizioni