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Brividi immortali. Laura Morante, Sarah Bernhardt, Tosca
di Loris Casadei   

Di solito la sinossi di uno spettacolo e le note di regia in locandina lasciano molto a desiderare. Nel nostro caso le annotazioni sono di per sé degne di lettura anche autonoma. Daniele Costantini, prima di essere affermato regista teatrale e cinematografico, è stato poeta e scrittore, l’attrice Laura Morante è figlia di scrittore ed ella stessa scrittrice (Brividi immortali, 2008). Descrizione migliore della pièce teatrale Io Sarah, io Tosca non potrebbe esserci. Laura Morante è poi attrice conosciutissima dal largo pubblico ed assai amata. Dai primi film di Bertolucci a Bianca di Nanni Moretti, da Salvatores alla splendida Marianna Ucria di Faenza, al recente Lacci di Lucchetti, presentato lo scorso anno alla Mostra del Cinema di Venezia. Impresa ardua e ambiziosa comunque raccontare Sarah Bernhardt, figura quanto mai eclettica, della quale ci rimangono resoconti innumerevoli, biografie e racconti, ritratti e fotografie, ma che non possono raccontare la sua bravura di recitazione. Mark Twain riassumeva «Ci sono cinque categorie di attrici: le attrici pessime, le attrici discrete, le attrici brave, le grandi attrici… e poi c’è Sarah Bernhardt».

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La madre Youle era negli alti ranghi delle mantenute parigine, i primi anni di Sarah trascorrono in un collegio femminile, poi il colpo di fulmine a teatro, per l’interpretazione del Sogno nell’Atalia di Racine. Dalla devozione in convento all’amore sfrenato per la finzione teatrale. Poi l’iscrizione al Conservatorio, classico trampolino di lancio verso lenzuola di seta e vita da mantenuta. Conosce e diventa amica di Alexandre Dumas, autore anche della Signora delle camelie, che sarebbe poi stata una delle sue più alte interpretazioni. Si interessa di pittura e scultura, posa per il celebre fotografo Nadar nuda dietro un ventaglio. Si innamora di Charles Haas, elegante dongiovanni della vita parigina e in una lettera a lui scritta Sarah disegna un letto con le lenzuola disfatte e la scritta «vieni, vieni, vieni». Haas e Sarah saranno poi assurti a protagonisti della Ricerca del tempo perduto di Proust.


Ma Sarah è anche quella che simpatizza per i comunardi del 1871, massacrati a migliaia dall’esercito francese, colei che affascina e scandalizza per la sua presunta relazione con un Victor Hugo settantatreenne, che si fa ammirare nel dipinto di Clairin al Salon del 1876, che scrive un delizioso racconto su uno dei primi voli in pallone aerostatico, rendendone protagonista... una sedia (In pallone sopra a Parigi, di Sarah Bernhardt e Guy de Maupassant, Ibis, 2020), a lei Victorien Sardou dedicò il celebre dramma La Tosca messo in musica da Puccini, ed è sempre Sarah che incita Émile Zola a scrivere il famoso J’accuse nel caso Dreyfus o che, anche dopo aver subito una amputazione, sostiene con spettacoli i soldati francesi al fronte nel 1915. Come anche accadde per la sua grande rivale Eleonora Duse, che ospitò per sfida in un suo teatro a Parigi, Sarah partecipò e accettò anche alcune interpretazioni cinematografiche. L’arma di convinzione era lasciare un ricordo, rendere immortale la propria arte drammatica. Il migliore è forse Jeanne Doré tratto da un dramma di Tristan Bernard del 1915.
Laura Morante restituisce uno spaccato di questa vita caleidoscopica. Di Sarah, consapevole, come scrisse a Gabriele D’Annunzio, al quale seppe tenere testa, che «Ogni ora ha il suo valore nella vita».

Io Sarah, io Tosca
10-19 dicembre 2021

Teatro Toniolo-Mestre
www.comune.venezia.it