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Fratelli e coltelli. I Manetti Bros. e Diabolik, una storia da raccontare
di Davide Carbone   

Dei tanti, troppi film che hanno dovuto stravolgere la propria lavorazione e programmazione, di sicuro Diabolik è tra i più attesi. E lo è per tanti motivi, tutti diversi e altrettanto validi, che toccano il cuore di un pubblico assolutamente trasversale, che abbia o meno divorato avidamente le storie su pagina di uno dei più famosi personaggi letterari del secondo dopoguerra.

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Partiamo da un incontestabile dato di fatto: l’imprimatur per riportare sullo schermo il ladro più celebre al mondo, ad oltre mezzo secolo di distanza dall’esperimento precedente diretto nel 1968 da Mario Bava, protagonista John Philip Law, è arrivato direttamente dal direttore della casa editrice Astorina Mario Gomboli, che dopo aver parlato con i Manetti Bros. si è reso conto di poter affidare tranquillamente il suo figlioccio in calzamaglia nera nelle mani di due fedeli fan, prima ancora che di ottimi registi. 

 

 

E quando l’attesa era già febbrile, ecco che la scelta degli attori soffiava se possibile ancora di più sulla fiamma della curiosità, facendola divampare: Luca Marinelli, Miriam Leone e Valerio Mastandrea sono rispettivamente un Diabolik, un’Eva Kant e un Ispettore Ginko più che credibili, con il primo in particolare atteso da una prova che sembra davvero pronto come pochi a sostenere, a partire dagli occhi, ingrediente imprescindibile. Resta fitto il mistero sulla trama, fino a questo momento tenuta al riparo da sguardi indiscreti: sappiamo però che la lente sarà puntata sul terzo albo della serie originale, più precisamente sull’incontro tra il ladro mascherato e la sua compagna/complice Eva Kant, mai descritta come fidanzata remissiva ma come versione speculare di Diabolik stesso (lei bionda e solare, lui moro e cupo), che Miriam Leone saprà di sicuro trasformare in irrinunciabile componente di una coppia specializzata in furti ormai diventati veri e propri marchi di fabbrica di un sodalizio amoroso e ‘professionale’.

 

Alle loro calcagna ecco Ginko, l’unico poliziotto per cui Diabolik ammetta di portare rispetto considerandolo addirittura un “proprio pari”, in questa occasione legato alla fisionomia di Valerio Mastandrea: pipa in mano, sempre impegnato a cercare di indovinare quale potrebbe essere la prossima mossa del diavolo in calzamaglia nera, fino a questo momento sempre capace di far perdere le proprie tracce in inseguimenti a suon di sgommate per le strade di Clerville, in scene che poggiano sulla colonna sonora di Pivio e Aldo De Scalzi, impreziosita anche da due canzoni inedite scritte e interpretate da Manuel Agnelli, in versione solista. A dirigere il tutto ecco loro, Marco e Antonio Manetti, che con Song’ e Napule e Ammore e malavita tra 2014 e 2018 si sono rivelati al grande pubblico dopo una carriera poco mainstream ma non per questo motivo meno meritevole di essere celebrata, anzi: da autentici fan del fumetto ci si sono accostati con rispetto quasi religioso, aspettando il momento giusto per fare in modo che il film potesse uscire in sala, com’era giusto che fosse. Il momento giusto è arrivato.

 

Diabolik

Dal 16 dicembre