VeneziaNews :venews

  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
Home arrow CINEMA arrow Uno sguardo dal ponte. Incontro con Ottavia Piccolo
Uno sguardo dal ponte. Incontro con Ottavia Piccolo
di Elisabetta Gardin   
lunedì 10 gennaio 2022

Forse non tutti sanno che è sua la voce della Principessa Leila di Guerre Stellari, fu lei infatti a doppiare Carrie Fisher. Stiamo parlando di Ottavia Piccolo, una delle attrici italiane più note e amate. Esordisce sulle scene giovanissima. A soli undici anni è già a teatro con Anna dei miracoli di Luigi Squarzina e subito dopo al cinema con il Gattopardo di Luchino Visconti. Nella sua lunga e variegata carriera tra cinema, teatro e televisione, partecipando a sceneggiati che hanno fatto la storia della tv, vedi Il mulino del Po, ha lavorato con i più grandi registi italiani e non, tra cui Giorgio Strehler, Luca Ronconi, Mauro Bolognini, Pietro Germi, Ettore Scola. In Francia è una star acclamata. È stata insignita di tanti importanti riconoscimenti: a Cannes nel 1970 ha vinto il premio come migliore interpretazione femminile per Metello, ha ricevuto un Nastro d’argento, un David di Donatello, un Globo d’oro. Da anni ha scelto il Lido di Venezia come luogo dove vivere.

ottaviapiccolo.jpg

L’abbiamo incontrata nel pieno della preparazione per la tournée italiana, che partirà a gennaio, di Cosa nostra spiegata ai bambini di Stefano Massini, che con l’attrice vanta una lunghissima collaborazione legata a un teatro d’“impegno” dove protagonista è l’attualità, passata e presente, storie eclatanti o invisibili ma significative e significanti: da Processo a Dio a Donna non rieducabile memorandum teatrale su Anna Politkovskaja e poi ancora L'Arte del dubbio, Sette minuti, Enigma, Eichmann, Occident Express. In primavera invece sarà di nuovo a Venezia, al Teatro Goldoni, per portare in scena Eichmann dove inizia la notte. Sempre a gennaio, il 18, il Teatro La Fenice ospiterà la prima del documentario Lo sguardo su Venezia in cui viene analizzata la rappresentazione della città lagunare dai vedutisti fino a giorni nostri, passando dall’invadenza del turismo di massa fino alla pandemia, che ne ha fatto una città irreale, deserta, quasi un non-luogo. Il documentario, per la regia di Simone Marcelli, è prodotto dall’Associazione Culturale senza scopo di lucro La Catrina, con il marchio Catrina Producciones, e con il sostegno di Gritti Palace e Associazione Piazza San Marco. In Lo sguardo su Venezia l’attrice si trasforma in una sorta di cicerone per raccontare come è nata l’immagine di Venezia nel mondo dal 1700 fino ai giorni nostri, percorrendone i luoghi emblematici e alcuni più segreti. Fondamentale nel racconto è il contributo degli studi e del patrimonio archivistico dello storico del cinema Carlo Montanaro; ci sono poi varie altre prestigiose testimonianze, tra cui quella dello storico dell’architettura Cesare De Seta e degli storici dell’arte Tomaso Montanari e Pierre Rosemberg.

Il messaggio del documentario non può non colpirci, non farci riflettere: la città ha conservato intatta la sua bellezza, ma ha mutato profondamente la propria essenza, fino al rischio di perderla, condizionata dalla sua progressiva, per ora ineluttabile spettacolarizzazione. Al cospetto di questo processo apparentemente irreversibile, a questo punto Venezia è ancora in tempo per ripensare sé stessa?


Partiamo dalla fine e dal domani, ossia dai suoi impegni sulle scene e sui set.
A gennaio sarò in tournée con una decina di repliche di Cosa nostra spiegata ai bambini di Stefano Massini, la cui regia è di Sandra Mangini, le musiche di Enrico Fink, le immagini di Raffaella Rivi. Raccontiamo la storia di Elda Pucci, la Dottoressa, eletta nell’aprile del 1983 sindaco di Palermo. Raccontiamo di come, sempre nel mese di aprile dell’anno successivo, viene sfiduciata. Raccontiamo infine come a distanza ancora di un anno, il 20 aprile del 1985, la casa di Piana degli Albanesi di Elda Pucci salta in aria per la deflagrazione di due cariche di esplosivo. In scena con me sei straordinari musicisti. Lo spettacolo sarà ripreso nella stagione 2022-2023.
Nel mese di marzo al Teatro Goldoni sarò in scena assieme a Paolo Pierobon con Eichmann dove inizia la notte sempre di Stefano Massini, regia di Mauro Avogadro, prodotto dal Teatro Stabile di Bolzano e dal Teatro Stabile del Veneto. Atto unico di squassante semplicità, un’intervista della filosofa, scrittrice e politologa Hannah Arendt a colui che più di tutti incarna la traduzione della violenza in calcolo, in disegno, in schema effettivo: Adolf Eichmann, il gerarca nazista responsabile di aver logisticamente pianificato, strutturato e dunque reso possibile lo sterminio di milioni di ebrei. Un dialogo teatrale di feroce, inaudita potenza.

 

Fin da giovanissima ha spaziato tra tv, cinema e teatro: in quale ambito artistico, interpretativo, si sente più a suo agio?
Ho sempre alternato teatro, cinema e televisione, però, anche se ho avuto soddisfazioni in tutti e tre i campi, il teatro è il mezzo che mi ha dato e mi dà tuttora sicuramente maggiore libertà di scelta. Da un po’ di anni a questa parte sono io che scelgo cosa fare; in teatro mi è permesso, nel cinema e nella televisione le cose sono più complicate.

piccolo-sguardo-venezia1.jpgHa qualche rimpianto nella sua lunga, fortunata carriera? Quale ruolo le manca?
Non ho rimpianti. La cosa più importante è quella che farò… Mi piace pensare di avere molto tempo davanti a me.

Qual è il pubblico più difficile?
Il pubblico è sempre in generale difficile e sentire che ti segue è la soddisfazione più grande.

Che rapporto ha con il tempo e con gli anni che passano?
Gli anni che passano non mi rendono felice, ma credo di avere un buon rapporto con il mio corpo e con la mia testa e cerco di prendere il meglio che la vita mi offre.

Qual è stata la sfida più grande come donna nel suo ambiente? È mai stata vittima di discriminazione?
Essere una donna nel mio ambiente non è stato un problema, ma come in tutti gli ambienti alle donne si chiede sempre un po’ di più. Se un attore è molto esigente si dice che è un grande professionista, se lo è una donna si dice che è una gran rompiscatole.

C’è qualcosa di diverso, di nuovo che vorrebbe sperimentare? Ad esempio scrivere...
Le cose che faccio sono anche troppe, scrivere non è proprio nei miei pensieri. Ho tanto da leggere!

Quando non è impegnata con il lavoro come occupa il tempo libero?
Il mio tempo libero è passeggiare in spiaggia con la mia cagnolina Bianca, aperitivi poco alcolici ma con tante amiche e stare sprofondata sul divano a leggere. Ho pile di libri da cominciare.

Il Teatro La Fenice a gennaio ospiterà la prima del documentario Lo sguardo su Venezia del regista Simone Marcelli dove lei è una sorta di guida che attraversa la città durante il difficile periodo del lockdown. Com’è stata questa esperienza?
È stata un’esperienza bellissima. L’incontro con Simone Marcelli e con Carlo Montanaro mi ha fatto scoprire quante cose non sapevo su questa meraviglia di città e quante cose potremmo fare noi “veneziani” (mi considero anch’io ormai tale) per invertire una tendenza che rischia di ucciderla.

Lei ha scelto di vivere a Venezia, precisamente al Lido, che è un’altra Venezia ancora. Cosa l’ha affascinata di questa lunga, sottile striscia sospesa tra laguna e mare al punto di trasferirvisi in pianta stabile?

Mi sono trasferita al Lido per amore: amore per i tramonti, per la laguna, per il verde, per Venezia e per la gente. La qualità della vita è alta, forse perché qui ci si può incontrare con più facilità: tutti prendono i mezzi pubblici, tutti si muovono a piedi e qui al Lido in bicicletta, le occasioni per scambiare due chiacchiere non mancano mai. Cosa volere di più?