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Home arrow ZOOM arrow [NATALE 2013] Viaggio nella devozione veneziana/2. Sulle tracce delle reliquie
[NATALE 2013] Viaggio nella devozione veneziana/2. Sulle tracce delle reliquie
di Fabio Marzari   

Venezia è nata per stupire, l’ordine apparentemente casuale delle cose, dalle pietre agli edifici, rivela una volontà di colpire gli occhi del visitatore, incapace di ostentare indifferenza di fronte a tanta magnificenza svelata in un solo tessuto urbano. Gli edifici religiosi non sono da meno e oltre ai tesori artistici sono colmi di reliquie, come già abbiamo iniziato a raccontare nel numero precedente. Prosegue il nostro viaggio, senza ordine preciso, tra il luoghi dei Santi in Laguna.

slucia.jpgSanta Lucia
Sembra che la provenienza del corpo di Santa Lucia a Venezia sia legata alla Quarta Crociata. Questo arrivò a Venezia nel 1205 da Costantinopoli e fu portato nell’isola di San Giorgio nel monastero benedettino. Un tragico evento del 13 dicembre del 1279, una bufera scatenatasi all’improvviso, che provocò molte vittime, fu la causa di una nuova traslazione del corpo di Lucia dalla chiesa di San Giorgio Maggiore a Venezia, eccetto, pare, un pollice. Le autorità decisero di traslare il corpo di Lucia in città, ponendolo in una chiesa parrocchiale a lei intitolata, e ciò allo scopo di agevolare a piedi il pellegrinaggio alle sue sacre spoglie senza dovere ricorrere ad imbarcazioni. Quindi, nel mese seguente alla sciagura e precisamente il 18 gennaio del 1280, il suo corpo fu traslato nella chiesa dedicatale, che si trovava nello stesso luogo dove ora è ubicata la stazione ferroviaria.

 

Il corpo di Lucia l’11 luglio 1860 subì una nuova traslazione nella parrocchia di San Geremia a causa della distruzione della chiesa e dell’annesso convento per far posto alla stazione ferroviaria. La povera Santa, sempre reclamata da Siracusa, fu ‘rapita’ l’ultima volta il 7 novembre 1981 e ritrovata alla vigilia della sua festa, il 12 dicembre dello stesso anno.

 

sstefano.jpg

 

Santo Stefano
Il protomartire venne traslato il 26 dicembre 415 nella chiesa di Sion, a Gerusalemme, e dal 460 si ritrova nella basilica che l’imperatrice Eudocia eresse in suo onore proprio nel luogo in cui sarebbe avvenuto il martirio. Le Crociate furono causa della sua traslazione e moltiplicazione. Del Santo, le cui reliquie, pare, facessero davvero miracoli, si dice che il corpo sia conservato nella sua interezza nella bellissima chiesa a lui dedicata a Venezia, ma è a Roma che si tocca l’apice nel XVIII secolo, quando se ne veneravano il cranio nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, un braccio a Sant’Ivo alla Sapienza, un secondo braccio a San Luigi dei Francesi, un terzo braccio a Santa Cecilia e infine un corpo quasi intero nella basilica di San Lorenzo fuori le Mura. Altri pezzi vari di Santo Stefano sarebbero sparsi tra Napoli, Ancona, Ravenna, Besançon e Costantinopoli...

 

giovannibattistabragora.jpgSan Giovanni Battista in Bragora
Per la comunità della Bragora, già custode di preziosissime reliquie come quelle del Battista, donate nel X secolo dal vescovo olivolense Domenico Talonico, fu motivo di grande onore accogliere nella sua chiesa il corpo di san Giovanni Elemosinario. La fede nei poteri miracolosi della sacra reliquia induceva a condurre al sepolcro del santo i fanciulli moribondi. Il possesso di reliquie era infatti motivo di gloria, fonte di ricchezza spirituale e di protezione per la città intera. Quando, nel 1249, Lorenzo Bragadin, generale della flotta veneta, portò a Venezia il corpo del santo, nella zona di Rialto esisteva già una chiesa a lui intitolata, che a buon diritto avrebbe dovuto ospitare la reliquia. Il fatto che questa fosse invece rimasta alla Bragora venne perciò interpretato come volontà del cielo: a ciò alludono infatti i racconti devoti sui ripetuti eventi miracolosi che, secondo la tradizione, avrebbero impedito il successivo trasporto del corpo a Rialto.

I santi patroni di Burano
Nell’anno mille alcuni uomini dell’isola trovarono una grande cassa di pietra galleggiante. Si dice arrivasse da Magonza passando attraverso le acque del porto di Sant’Erasmo. Neppure gli uomini più forti dell’isola riuscirono a tirare il miracoloso oggetto sopra la riva; ci riuscirono però quattro bambini grazie alla loro purezza ed innocenza. La cassa conteneva al suo interno i corpi di S. Albano, S. Domenico e S. Orso e un barilotto di vino detto anche il “Bottazzo di S. Albano”. Da quel momento le tre reliquie, assieme a Santa Barbara, quella dei vigili del fuoco, diventarono i protettori dell’isola. Il ritrovamento della cassa suscitò invidia da parte dei Muranesi perché pensavano che essa avesse dei poteri miracolosi. Rubarono dunque il barilotto, ma una volta portato nella loro isola non ebbe alcun effetto straordinario; oggi il “bottazzo” si trova nella Chiesa di San Donato a Murano ed è impresso nella pietra.

Il braccio di Sant’Albano
La reliquia di Sant’Albano inizialmente era d’oro, ma per l’emergenza peste e quindi per far fronte ai costi del flagello venne fusa e sostituita con un braccio di rame che ossidandosi divenne bruno così da essere chiamato “brasso de pègoa” (braccio di pece), nome con cui muranesi e veneziani si prendevano beffa degli abitanti di Burano.