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[Incroci di CiviltĂ  2014] Le voci: Daniel Mendelsohn
di Nicolò Groja   

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Critico, scrittore e docente universitario, Daniel Mendelsohn nasce nel 1960 a Long Island e compie studi classici alla University of Virginia e a Princeton. Scrive di letteratura, cinema e teatro per la «New York Times Book Review», per il «New Yorker» e per la «New York Review of Books». È autore di The Elusive Embrace: Desire and the Riddle of Identity (1999) e di uno studio accademico sulla tragedia greca, Gender and the City in Euripides’ Political Plays (2002). Nel 2006 pubblica Gli scomparsi, magistrale opera di ricerca delle proprie radici familiari cancellate dalla tragedia dell’Olocausto, ma anche riflessione di afflato universale sul Bene e sul Male. Bestseller in Italia e all’estero, il libro è risultato vincitore di premi prestigiosi come il National Book Critics Circle Award, il National Jewish Book Award, il Salon Book Award, il Prix Médicis 2007. Mendelsohn inoltre ha da poco pubblicato un’edizione critica delle opere di Konstantinos Kavafis.

 

Lei ha speso molti anni indagando sulla sorte di alcuni suoi parenti scomparsi durante la tragedia della Shoah. Quant’è importante al giorno d’oggi la ricerca della propria identità e quale può essere il ruolo della letteratura in una società sempre più globalizzata?
La mia ricerca di verità sulla scomparsa dei miei parenti durante l’Olocausto è una ricerca di due identità. La prima, quella delle sei persone a me vicine che sono state uccise, di cui non sappiamo quasi nulla e che sono all’inizio della mia ricerca. La seconda, la mia propria identità come scrittore, ebreo laico e americano per cui, come per molti americani, la guerra sembra un evento impossibile e remoto. Potrei anche dire che la scrittura è, tutta, in qualche modo una ricerca di identità. Per questo motivo, con la globalizzazione politica ed economica e con la banalità dell’era di internet e i suoi falsi modelli di ‘comunità’ e ‘amicizia’, il bisogno di seria letteratura su identità genuine e i loro significati è pressante ora più che mai.

Venezia è da sempre incrocio di civiltà. Quale pensa sarà (o vorrebbe fosse) il suo particolare contributo a questo dialogo tra culture di cui è teatro/testimone la città?
Come studioso dei classici e della storia tardo antica e bizantina (grazie al mio lavoro di traduzione di Kavafis) sono particolarmente contento di essere a Venezia, una delle mie città europee preferite e, naturalmente, un centro di aggregazione di geografie ed epoche storiche: la tarda antichità, il medioevo, e le età moderne orientale e occidentale. Per questo festival spero di portare la mia esperienza di persona dall’identità mista: un critico, uno scrittore di memorie, un traduttore, un ellenista e un ebreo, e un americano profondamente influenzato dalla cultura europea. Penso che la mia presenza abbia un senso qui e che troverò spiriti affini al mio. Non riesco a pensare a un posto migliore per tenere queste conversazioni!

 

Daniel Mendelsohn
4 aprile, h. 21 Teatrino di Palazzo Grassi

www.incrocidicivilta.org