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Home arrow ZOOM arrow BIENNALE CINEMA 2014 | Caccia all’uomo. Cinema in bella Mostra al Lido
BIENNALE CINEMA 2014 | Caccia all’uomo. Cinema in bella Mostra al Lido
di Riccardo Triolo   

99_homes_1.jpgUomini a pezzi. Padri di famiglia in lotta per la sopravvivenza, soldati in guerra con loro stessi, amicizie virili e poeti tormentati. Molti dei film in concorso alla 71. Mostra raccontano la crisi del maschio e con essa l’arresto del vettore di testa di tanti miti fondativi dell’Occidente. Già, perché stando al programma, quest’anno in equilibrio perfetto tra cinefilia e ricerca, a venir meno al cinema oggi è l’eroe. E l’eroe viene meno laddove manca una comunità da rappresentare o difendere.

 

È il caso del film d’apertura, Birdman (Or the Unexpected Virtue of Ignorance) di Alejandro Gonzáles Iñárritu, ritratto di un ex divo in crisi esistenziale interpretato da Micheal Keaton. O di The Cut del turco-tedesco Faith Akin, autore tra i più corteggiati del nuovo cinema europeo, alle prese con la storia di un padre armeno che, anni dopo il genocidio perpetrato dai turchi, tenta di rintracciare le figlie sopravvissute. Gli fa eco dagli Stati Uniti un altro padre di famiglia in lotta per ridare una casa alla sua famiglia in 99 Homes del regista, nonché accademico alla Columbia University, Ramin Bahrani, autore tra i più stimati dalla critica americana.

 

loin_des_hommes_3-michal_crotto.jpgDagli USA un altro padre, il pilota a distanza di droni-killer Ethan Hawke, protagonista di Good Kill di Andrew Niccol, affronta una crisi morale che ne ridisegna ruolo e funzioni, specie a cospetto della sua famiglia e della quotidianità. Altra guerra, altre latitudini, altro eroe in crisi con se stesso: è il soldato nipponico che cerca di preservare la propria integrità morale a cospetto della brutalità della Seconda Guerra Mondiale in Fires on the Plain di Shinya Tsukamoto, autore di film disturbanti e crudeli, nonché presenza storica alla Mostra, anche nelle trascorse ere Barbera.

 

C’è chi dalla guerra fugge, come i due dissidenti costretti a condividere il loro viaggio verso la libertà attraverso un’Algeria sconvolta dalla rivoluzione in Loin des hommes del francese David Oelhoffen, protagonista Viggo Mortensen. Un’altra amicizia virile occasionale anima l’esile plot del nuovo atteso pamphlet del caustico, beffardo Roy Andersson, autore svedese confinato a visioni televisive solitarie e notturne, creatore di spot pubblicitari irriverenti e geniali, nonché di film complessi e arditi come You the Living (2007). Nel suo A Pigeon Sat on a Branch Reflecting on Existence, con il consueto gusto per l’assurdo opera una riflessione sul funzionamento della società contemporanea.

 

anime_nere_6-giuseppe_fumofabrizio_ferracane-francesca_casciarri.jpgAncora padri e famiglie in crisi in Mangelhorn di David Gordon Green, acclamato lo scorso anno alla Mostra per lo struggente Joe (pur sempre un ritratto maschile), protagonista Al Pacino nei panni di un fabbro dal cuore infranto. E se nuovi eroi forse da questa Mostra sorgeranno, appare emblematica l’assenza evocata in La rançon de la gloire del francese Xavier Beauvois: per risollevare le sorti della sua famiglia, un miserabile ex galeotto progetta di trafugare nientemeno che la bara di Charlie Chaplin. Vero e proprio dramma familiare, Hungry Hearts di Saverio Costanzo, con Adam Driver e Alba Rohrwacher, racconta la vita di una coppia che affronta una crisi difficile che mette a dura prova la vita del loro bambino. Dalla Francia Le dernier coup de marteau di Alix Delaporte affronta un altro dramma familiare e di formazione, la storia di un ragazzo che non ha mai incontrato il padre, un direttore d’orchestra che sta allestendo la sesta sinfonia di Mahler.

 

E di racconti di formazione se ne contano altri due, scorrendo il Concorso che si rivela una carrellata di titoli ad alta tensione emotiva e morale. Dalla Turchia, Sivas di Kaan Müjdeci è la storia di un ragazzino di undici anni e del suo cane da combattimento sullo sfondo della steppa turca.

 

pasolini_5-w.dafoe.jpgDall’Italia invece Anime nere di Francesco Munzi, che alla Mostra nacque nel 2004 col suo Saimir, ritratto a forti tinte di un giovane immigrato, si concentra sulla vita di tre ragazzi nell’Aspromonte invischiati con la ‘Ndrangheta. E se il francese di rango Benoît Jacquot (Trois coeurs) racconta una vicenda di incontri fatali, cercati e mancati, un’inesorabile solitudine, questa volta di una vedova, rotta da inquietanti telefonate anonime, anima il thriller psicologico di Wang Xiaoshuai Red Amnesia. Rakhshan Bani-E’temad, un’altra donna, questa volta dietro la macchina da presa, ci conduce tra le contraddizioni dell’Iran contemporaneo con Tales, a metà tra fiction e documentario. Arriviamo lontano, fino alla Russia sperduta, con Andrei Konchalovsky che con The Postman’s White Nights ci porta a contatto con la vita di un villaggio la cui comunità vive in totale assenza di regole sociali. Fino all’Indonesia si spinge nuovamente l’intrepido documentarista Joshua Oppenheimer (The Look of Silence) che torna sul genocidio delle purghe comuniste negli anni ‘60 in Indonesia, seguendo questa volta l’incontro tra sopravvissuti e carnefici.

 

A chiudere, due curiose incursioni nella poesia italiana. Il Pasolini di Abel Ferrara, per il quale c’è molta attesa, e il Leopardi di Mario Martone (Il giovane favoloso), ritratto dell’artista da giovane, promettono di riabilitare le esistenze di uomini di poesia che avevano espresso, l’uno filosoficamente, l’altro ideologicamente, due tra i punti di vista più fertili della nostra cultura. Uomini d’altri tempi.

 

71. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica

dal 27 agosto al 6 settembre - Lido di Venezia

www.labiennale.org