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Home arrow ZOOM arrow Biennale Musica 2014-Limes | Futuro anteriore. Intervista a Ivan Fedele
Biennale Musica 2014-Limes | Futuro anteriore. Intervista a Ivan Fedele
di Andrea Oddone Martin   

fedele_2.jpgLa bipartizione in cui si presenta il 58° Festival Internazionale di Musica Contemporanea della Biennale di Venezia definisce uno iato temporale interno che rende manifesto il titolo di quest'anno: Limes. Un richiamo al confine, ai plurali confini possibili all'immaginario oppure concretamente tangibili nella materia, artistici ma anche geografici, puramente intellettuali ma anche culturali, indicanti prossimità e assieme separazione. Sono due, quindi, le parti di cui si compone il Festival: nei giorni già trascorsi del 20 e 21 settembre e nei giorni a venire compresi tra il 3 e il 12 ottobre. I primi sono stati dedicati a composizioni appartenenti al Novecento centrale, ma la principale protagonista della prima ‘due giorni è stata la musica e la presenza fisica di Steve Reich, premiato con il Leone d'oro alla carriera. Testimone attivo dell'evoluzione musicale novecentesca statunitense, Reich ha incontrato pubblico e addetti ai lavori alla vigilia del conferimento del prestigioso premio. Un incontro nel quale l'autore americano ha ripercorso gli anni della propria formazione artistica, denunciando lo sforzo emancipatorio in cui era impegnato il gruppo di artisti al quale appartenne all'epoca.

 

Uno sforzo nell'abbandono dei modelli musicali imperanti, rappresentati dall'opera tra gli altri, di Karlheinz Stockhausen e di Pierre Boulez, e nel riappropriarsi del rispecchiamento emotivo culturale proprio dell'arte che non rinuncia alla comunicazione, che non si trincera nel puro intelletto.

 

Così, il viaggio artistico e di studio di Reich si sviluppò nel tempo e nello spazio, scavalcando confini geografici, etnologici, storici e tecnologici, avvalendosi e sviluppando personalmente modelli compositivi medievali, tribali, della musica colta occidentale e africana, della particolare tradizione culturale ebraica, negli utilizzi di moderne tecnologie della riproduzione dei suoni naturali. Reich afferma gioiosamente il debito contratto con la musica europea e principalmente con l'opera di Stravinskij, Janáček, Bartók, Magister Perotinus. Modelli che affiancandosi al bebop jazz, John Coltrane innanzitutto, e Charlie Parker, nonché alla musica popolare e agli influssi orientali contribuirono all'apertura modale, alla stasi armonica e alla ricchezza ritmica. Questi gli influssi che Reich rielaborò nello sforzo di ripristinare una polarità della melodia, del ritmo e dell'armonia. Un'attenzione che, secondo Reich, contrastava la trascuratezza dell'opera di Stockhausen e di Boulez verso gli stessi elementi.

Incontriamo Ivan Fedele, giunto al terzo mandato della direzione artistica del Festival veneziano, al quale proponiamo un approfondimento dell'intitolazione del Festival. I confini richiamati dal termine Limes, riconsiderano conseguentemente la possibilità, oltre che del traguardo verso orizzonti altri, del superamento degli stessi in un afflato, potremo dire, prometeico. A suo parere, il titolo di quest'anno comprende o esclude questa dimensione?
È certamente una tensione, una dimensione strettamente pertinente all'esigenza ermeneutica ed evolutiva dell'arte tutta, non esclusivamente musicale; soprattutto nella nostra epoca, caratterizzata da un'etica di stallo che contiene e inibisce il progresso. Nella storia recente, a partire dall'Ottocento, si è creata e consolidata l'opinione che la nozione di progresso riguardi principalmente l'economia. Ora, il progresso culturale, con la sua ricaduta sui valori e la dignità umana, non occupa più un posto centrale nella nostra società. A tal proposito, mi sovviene un aneddoto svoltosi al tempo funesto della Seconda Guerra Mondiale. Il protagonista, il primo ministro inglese Sir Winston Churchill, alla richiesta del Ministro per l'Economia di ridurre i finanziamenti culturali per avere risorse da devolvere agli armamenti, rispose: «Ma allora, per quale motivo la guerra?». Credo che, in uno sforzo di reazione, l'arte debba riguadagnare la propria centralità nell'immaginario più condiviso, necessario riferimento dei valori fondativi per le nostre comunità umane.

 

fedele_3.jpgNella programmazione del 58. Festival Internazionale di Musica Contemporanea prevale l'interpretazione del confine come luogo privilegiato dello sguardo verso orizzonti plurimi, geograficamente variegati. É una delle vocazioni principali della Biennale Musica, quella di costituirsi 'vetrina' dell'attività artistica musicale mondiale, che rischia di cadere nel turismo cultural-geografico?
In realtà, la parola d'ordine della programmazione è “coerenza”. La nostra coerenza si avvale di due ingredienti principali: in primo luogo la varietà degli stili contemporanei della “musica di scrittura”, mutuando il termine dall'espressione di Leonard Bernstein, delle profondità che esprimono detti stili e, in secondo luogo, la continuità della volontà compositiva che rimane un dato di fatto. Sommati, questi due ingredienti danno come risultato il grado di vitalità della musica contemporanea, coerentemente con gli scopi del Festival. Naturalmente il fattore geografico risalta, ma prestando attenzione potremo apprezzare la varietà anche epocale della musica proposta: compositori giovanissimi e produzioni contemporanee si alternano a opere storicizzate del Novecento, musiche di tradizione si alternano a esperimenti d'attualità, costituendo un caleidoscopio di percorsi dove la varietas assume livelli multipli. La costituzione del Galata Electroacustic Orchestra è emblematica a questo proposito: risultato di un programma europeo, è il frutto dell'attività, svolta in precedenza al Festival, di studenti e docenti di università e conservatori italiani, spagnoli e turchi.

 

Esplorando collettivamente, durante i workshop e i laboratori, tecniche compositive e di improvvisazione della musica occidentale e anatolica, sono giunti alla luce otto gruppi di musicisti dove la varietas assume valenza addirittura tecnologica, creando accostamenti desueti in un'intenzione compositiva volutamente provocante.

L'attribuzione del Leone d'Oro alla carriera, quest'anno a Steve Reich, corrisponde a questo criterio di coerenza?
Pienamente. Se consideriamo i Leoni d'Oro assegnati in questi ultimi tre anni, scopriamo nomi di personalità assolute nella produzione della musica contemporanea, uniti da un'originalità personale che scavalca i limiti dell'accademismo nella schietta profondità della proposta artistica, testimoniata dall'opera di un'intera carriera. Ognuno per parte propria, Pierre Boulez, Sofia Gubaidulina e Steve Reich hanno rappresentato punti di riferimento illuminanti per intere generazioni di compositori e musicisti.

fedele_1.jpgA suo parere, in che misura influisce la qualità interpretativa nell'esecuzione del repertorio contemporaneo?
La musica, nella propria prassi creativa, è caratterizzata da una 'doppia mediazione'. Una prima mediazione viene offerta dal compositore, che pensa e scrive l'opera; la seconda è appannaggio dell'intelligenza artistica dell'interprete, che sia solista, direttore, compagine orchestrale oppure cameristica. La musica di tradizione viene eseguita da moltissimo tempo, si sono consolidate le prassi d'esecuzione, si sono svolte ricerche filologiche approfondite e gli interpreti (come il pubblico) hanno la possibilità di innumerevoli confronti esecutivi ai massimi livelli. Paradossalmente, la musica contemporanea ha bisogno del ripristino della pratica interpretativa barocca, cioè dell'onestà intellettuale primigenia che si incontra nella prossimità dell'esecutore e del compositore, che il più delle volte scrive la propria musica assecondando le qualità dell'interprete.

 

È noto il caso del Mozart operista, il quale soleva conoscere gli interpreti ai quali affidare le arie, prima di scriverle. Questa è la pratica comunemente attuata dagli interpreti e dai compositori di musica contemporanea i quali, per mancanza di tradizione consolidata, vivono il contesto interpretativo in una costante tensione euristica biunivoca. All'intelligenza interpretativa è dunque più che mai affidata la sorte della musica contemporanea, e dunque la qualità elevata è particolarmente auspicabile se non condizione indispensabile. In questo Festival le presenze di musicisti di livello sono numerose, possiamo ricordare tra gli altri Dario Calderone, il flautista Matteo Cesari, il percussionista Dario Savron.

 

«Limes - 58. Festival Internazionale di Musica Contemporanea»

Dal 3 al 12 ottobre vari luoghi a Venezia

Info www.labiennale.org