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Home arrow ZOOM arrow È la stampa, bellezza! Aldo Manuzio e la straordinaria stagione del ‘500 veneziano
È la stampa, bellezza! Aldo Manuzio e la straordinaria stagione del ‘500 veneziano
di Fabio Marzari   

aldus-manutius.jpgIl 6 febbraio 1515, esattamente 500 anni orsono, moriva a Venezia Aldo Manuzio, pioniere dell'editoria moderna. A lui si deve tra l'altro la forma attuale del libro, si tratta, dunque, di un personaggio, cui la storia deve un posto tra i Grandi dell'Umanità. Nato nei pressi di Velletri nel 1449, non si hanno molte informazioni relative alla sua origine o alla sua famiglia. Egli fu un uomo di cultura vastissima e si impegnò a fondo per una perfetta conoscenza del greco e del latino aureo, avendo avuto compagni di studi del calibro di Pico della Mirandola. Pico permise a Manuzio di divenire il tutore di Alberto III Pio e Lionello Pio, principi di Carpi e fu probabilmente lo stesso Alberto che finanziò le sue prime stampe. È proprio verso gli anni ‘80 del XV secolo, che Manuzio maturò quello che sarebbe poi divenuto il suo progetto editoriale, per mezzo del quale egli voleva diffondere e soprattutto preservare la filosofia greca e la letteratura greca e latina da un continuo oblio, recuperando e riproponendo i grandi capolavori classici, tramite edizioni stampate. Ma in che modo Manuzio si trasformò da umanista a stampatore? È probabile che egli si avvicinò all’arte della stampa nel momento in cui la tecnica venne introdotta in Italia, inizialmente a Subiaco e poi a Roma. In queste due città Manuzio apprese i primi rudimenti dell’attività tipografica, che per lui divenne il completamento naturale degli studi umanistici, inserendosi appieno nel suo contesto sociale e culturale proprio del Rinascimento.

 

Manuzio scelse Venezia come sede per la sua tipografia, trasferendosi attorno al 1490 nella Repubblica veneta, dove strinse fin da subito rapporti e legami amichevoli con letterati ed artisti fuggiti da Bisanzio in seguito alla caduta dell’Impero Romano d’Oriente. Nel 1502, proprio grazie agli intensi e numerosi rapporti con intellettuali e studiosi, Manuzio riuscì a fondare l’Accademia Aldina, dedicata allo studio dei classici greci, che annoverava tra le sue fila membri come Erasmo da Rotterdam e Pietro Bembo. L’Accademia prendeva il nome dal classico carattere corsivo che Manuzio per primo utilizzò nelle sue edizioni a stampa.

 

15_hypnerotomachia_poliphili-columna-manuzio-incunables_libros_antiguos-libro_facsimil-vicent_garcia_editores-4_tres_puertas.pngManuzio, dopo un apprendistato nella tipografia di Andrea Torresani, del quale sposò la figlia Maria ed al quale si associò nel 1508, cominciò la sua attività di tipografo nel 1494 ed in circa tre anni pubblicò l’opera completa di Aristotele, raccolta in cinque volumi. All’opera di Aristotele seguirono quelle di Tucidide, Aristofane, Erodoto, Sofocle, Euripide, Senofonte, Demostene e Platone. Solo con l’avvento del XVI secolo, Manuzio iniziò a dare alle stampe anche testi classici latini ed italiani. Lo scopo principale del progetto di Aldo Manuzio era quello di diffondere la lingua e la filosofia greca. Il greco era la lingua usata in casa di Manuzio, il quale parlava in greco pure nel dare istruzioni a legatori ed apprendisti. Per raggiungere il suo scopo, egli metteva in secondo piano anche l’aspetto economico del proprio operato, facendo invece attenzione a mantenere l’altissima qualità delle sue edizioni, che per questo erano accessibili ad un ristretto pubblico di lettori. Solamente in un secondo momento, a partire dal 1500, la tipografia di Manuzio inaugurò una collana di libri, di prezzo e dimensioni ridotte, in cui per la prima volta era utilizzato il carattere corsivo, simile alle lettere dei manoscritti greci dai quali erano copiati i libri a stampa.

 

Una delle pubblicazioni con le quali Manuzio riscosse maggior successo fu senza dubbio la Hypnerotomachia Poliphili, titolo che letteralmente può essere tradotto come La battaglia amorosa di Polifilo in sogno. Si tratta di un romanzo allegorico, probabilmente scritto dal frate domenicano Francesco Colonna, che narra le avventure amorose del giovane Polifilo alla ricerca dell’amata Polia. L’opera venne stampata dalla tipografia di Manuzio nel 1499, pubblicata in volgare e corredata da un formidabile apparato di splendide xilografie, che la resero un vero capolavoro dell’arte tipografica. Nel 1501 Manuzio pubblicò l’opera di Virgilio, usando sempre il carattere corsivo, ma soprattutto introducendo un nuovo formato di stampa: il volume fu infatti stampato “in ottavo”, ovvero in un formato molto più ridotto in confronto ai grandi volumi stampati “in folio”, che risultavano ingombranti e poco pratici da sfogliare. In questa maniera, per la prima volta, il libro divenne leggero, maneggevole e facilmente trasportabile: Manuzio fu, in sostanza, l’inventore delle edizioni tascabili. I testi da lui stampati ancora oggi suscitano meraviglia ed interesse.

 

imagen.jpgLe opere pubblicate da Manuzio costituirono per molti anni una sorta di summa enciclopedica del sapere umanistico. Oltre che per il formato, le edizioni Aldine sono famose per l'eleganza del carattere, la correttezza del testo, la raffinatezza della carta e delle legature in marocchino nero, rosso e verde. Dato il pregio dei volumi, essi furono contraffatti da alcuni stampatori di Lione verso il 1520. Le Aldine, come tutti gli altri suoi prodotti tipografici erano contraddistinte da un marchio: un’ancora con un delfino. L’ancora ad indicare la stabilità, il delfino la velocità, i due simboli riconducevano a quello che era il suo motto: “festina lente”, ovvero affrettati con calma, cioè pensa bene, ma poi agisci. L’impatto rivoluzionario delle Aldine appare molto evidente se ad esempio si paragona l’elegante volume in formato ottavo della Divina Commedia del 1502, stampato in corsivo e senza commenti, pratico e maneggevole, rispetto agli ingombranti incunaboli, dove il testo di Dante era sommerso da infinite note esegetiche. L’edizione del 1502 della Divina Commedia, curata da Pietro Bembo, venne presa come modello per tutte le ristampe dell’opera di Dante per i tre secoli successivi. Manuzio, oltre ad essere stato lui stesso autore di grammatiche classiche, pubblicò anche opere di Erasmo da Rotterdam, Angelo Poliziano e Pietro Bembo.

 

Dopo la sua morte la tipografia continuò ad essere condotta dal suocero, dai cognati e dai figli. A distanza di 500 anni le opere stampate da Aldo Manuzio, oltre ad essere di grande valore, conservano un fascino intatto. In soli venti anni di attività egli seppe innovare profondamente l'ambito tipografico, gettando le fondamenta sulle quali si basa tutt'ora l'editoria moderna. Fu Manuzio ad impiegare per primo la punteggiatura nella sua definitiva sistemazione: il punto, la virgola, il punto e virgola, l'accento e l'apostrofo; fu il primo ad editare il libro con la numerazione delle pagine su entrambi i lati e per primo pubblicò il catalogo delle sue edizioni, che comprendeva oltre 130 opere. Perciò, se alla Germania spetta la nascita della moderna stampa, Venezia e l’Italia, con Aldo Manuzio, hanno sicuramente portato ai massimi splendori l’arte della tipografia.

 

Venezia ricorda e approfondisce la sua opera in un importante convegno dal titolo Aldo Manuzio e la costruzione del mito, dal 26 al 28 febbraio prossimi a Ca’ Dolfin, Università Ca’ Foscari, e alla Biblioteca Marciana, con i massimi esperti internazionali del settore. Per una volta è il caso di dire: «Verba et scripta manent».

 

Aldo Manuzio e la costruzione del mito
Dal 26 al 28 febbraio Ca’ Dolfin e Biblioteca Nazionale Marciana
Info www.unive.it - tel. 0412201268