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Home arrow ZOOM arrow [Incroci di Civiltà 2015] Intervista a Sergio Alvarez
[Incroci di Civiltà 2015] Intervista a Sergio Alvarez
di Redazioneweb2   

sergioalvarez.jpgNato nel 1965 a Bogotà. Figlio di un sognatore e di una maestra di scuola, ha sempre coniugato la passione per i libri con quella per l’avventura. Il suo primo romanzo La Lectora ha ottenuto il premio Silverio Cañada della Semana Negra di Gijón nel 2002. Álvarez ha dedicato dieci anni alla scrittura di 35 Morti, un romanzo frutto di approfondite ricerche sulla storia e sul mondo del narcotraffico in Colombia, nonché di numerosi viaggi in tutto il Paese.

In una situazione internazionale fortemente caratterizzata dallo scontro di civiltà, appare quanto mai urgente il confronto serrato tra culture, persone, lingue e tradizioni. Molti scrittori sono nell'occhio del ciclone proprio per i loro libri: la libertà di parola e di scrittura è in questo momento sotto attacco. Qual’è la sua opinione in merito e quali sono i ‘doveri’ di uno scrittore nel 2015?  
Non penso ci sia uno scontro di civiltà. Penso ci sia uno scontro tra interessi economici e politici di un certo numero di attori internazionali coinvolti in una lotta per ottenere il controllo di ampie zone del pianeta. In questo scenario di conflitto serrato è logico che quanti vogliono portare luce e verità sui fatti siano attaccati.

 

E a volte è peggio: possono essere usati e manipolati. In questo caso il lavoro dello scrittore è quello di stare attento e difendere la verità delle sue storie da qualsiasi interesse, compreso il proprio.

 

Ha dedicato ben dieci anni alla scrittura del romanzo 35 morti, frutto di approfondite ricerche sulla storia e sul mondo del narcotraffico in Colombia. Quanto la finzione avvicina alla realtà? Solo i romanzi possono raccontare pagine scomode della nostra attualità?

Sebbene il romanzo mescoli realtà e finzione, quasi tutto trova una sua specularità nei fatti. Nel caso di 35 muertos, la finzione è usata per agevolare il lettore. Se il libro fosse stato un saggio, il lettore sarebbe inorridito dalla crudezza dei fatti. Il punto di vista del narratore e l’ironia aiutano a rendere la realtà più maneggiabile, più facile da digerire, non c’è altro modo. Per questo motivo la capacità mediatoria della finzione offre il modo di affrontare le pagine scomode della nostra attualità.

 

Sergio Alvarez
27 marzo, h. 14 - Auditorium Santa Margherita