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Home arrow ZOOM arrow [Incroci di Civiltà 2015] Intervista a Tatiana Salem Levy
[Incroci di Civiltà 2015] Intervista a Tatiana Salem Levy
di Redazioneweb2   

tatianasalemlevy.jpgNata a Lisbona nel 1979, è scrittrice e traduttrice. Ha esordito nel 2007 con il romanzo La chiave di casa (Cavallo di Ferro, 2011). Nel 2008 ha vinto il Prêmio São Paulo de Literatura per il miglior esordio ed è stata finalista al Premio Jabuti. Recentemente è stata inclusa nella lista dei migliori giovani scrittori brasiliani dalla rivista letteraria «Granta».

In una situazione internazionale fortemente caratterizzata dallo scontro di civiltà, appare quanto mai urgente il confronto serrato tra culture, persone, lingue e tradizioni. Molti scrittori sono nell'occhio del ciclone proprio per i loro libri: la libertà di parola e di scrittura è in questo momento sotto attacco. Qual’è la sua opinione in merito e quali sono i ‘doveri' di uno scrittore nel 2015?
La libertà di espressione deve essere difesa a ogni costo. Sono abbastanza fortunata da vivere in un paese dove questa è, per ora, rispettata. Non è sempre stato così: negli anni della dittatura, che sono finiti meno di trent’anni fa, l’arte era pesantemente censurata. È vero che attacchi come quello condotto contro Charlie Hebdo toccano tutti noi ed è quindi necessario reagire, alzare la voce, lottare contro il fanatismo che vuole zittirci tutti.

 

Non credo sia un particolare dovere degli scrittori. La libertà è il presupposto per la creazione di letteratura, non dobbiamo affrontare una questione o l’altra ma solo il nostro desiderio di parlare. I temi politici appariranno sempre nel testo in un modo o nell’altro. Nel mio ultimo romanzo parlo della violenza contro le donne in Brasile, un paese profondamente sessista, e sono convinta che bisogni lottare per i diritti delle donne, ancora lontani dall’essere conquistati.


Nei suoi romanzi, siano esse “auto-fiction”, come da Lei definito La chiave di casa, o puri racconti, la figura della madre e i legami di famiglia sono sempre protagonisti indiscussi. Attraverso le pagine dei suoi romanzi, Lei sembra mettersi a nudo. Quali sono gli ingredienti necessari per un buon romanzo e quale il ruolo della propria esperienza?
Non rappresento me stessa in dettaglio. I miei romanzi non sono che questo: romanzi. Certo, c’è sempre una miscela di realtà e fantasia, ma non significa che sto parlando di me. In qualche modo, l’esperienza di un romanziere sarà sempre visibile nei suoi libri, fosse anche solo l’esperienza data da altri libri. È vero che lavoro sulla linea che divide finzione e realtà, penso che esperienza e scrittura siano la stessa cosa. Non so se ci siano ingredienti necessari per un buon romanzo, ma nel mio caso devo sicuramente essere totalmente coinvolto nel progetto, dare tutta me stessa. E poi la lingua, certo, lavorare con essa, lavorare sulla struttura del romanzo e avere una storia da raccontare. La cosa più importante è dare tutto quello che ho, ma questo non equivale a descriversi in dettaglio.

 

Tatiana Salem Levy
28 marzo h. 10.30 - Fondazione Querini Stampalia