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10 febbraio. Il senso universale di un Ricordo
di Luka Stojnic   
venerdì 05 febbraio 2016
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Nel piccolo comune di San Lorenzo del Pasenatico, confinante con il comune di Parenzo - Porec, in Istria, Croazia, per commemorare la vittoria sull’occupazione nazista venne eretto nel secondo dopoguerra un curioso monumento bronzeo in stile “social-realista” o del realismo socialista: uno stile d’altronde molto comune di quell’epoca. Erede degli stili populistico-figurativi dei sistemi totalitaristi precedenti, l’immagine aveva un compito ben preciso: “parlare alla gente”.

 

La gente, sebbene una bella fetta ancora semianalfabeta, doveva riuscire senza troppi sforzi a comprendere ciò che l’autore aveva voluto esprimere. Non crediate che i presupposti di questa ‘arte’ siano stati molto differenti da quelli che informavano le immagini ecclesiali di qualche secolo prima; sebbene il soggetto abbia subito una completa trasformazione, il committente in tutti e due i casi aveva un compito ben preciso: stimolare i sentimenti della gente. Ebbene, la statua raffigurava un partigiano con le braccia vittoriosamente innalzate: stringeva con le sue mani il fucile nell’aria mentre sotto il suo stivale sinistro, schiacciava la testa a un soldato tedesco con l’elmo e la svastica impressavi sopra. La scultura rimase così fino agli anni ’80, se ben ricordo.

In seguito a un ovvio reclamo, si “raccontava in giro” fosse giunto da qualche associazione di veterani tedeschi della Seconda Guerra Mondiale, il povero soldato tedesco venne finalmente sostituito da una roccia coperta dalla bandiera nazista: l’uomo venne cioè sostituito dal simbolo (per chi ne fosse curioso, il monumento è tutt’ora al proprio posto, visibile dalla strada principale). “Ricordo” personalmente la prima versione di quell’immagine e sarò un componente dell’ultima generazione che la ricorderà; aggiungo, per fortuna!

 

Per chi s’inoltrasse nei meandri degli archivi alla ricerca di dati, numeri, percentuali relativi agli italiani infoibati in quel “blasfemo” periodo oscuro del primo dopoguerra in Jugoslavia, non ci vorrà molto per afferrare inevitabilmente tre cose fondamentali: molte persone innocenti sono state ammazzate durante quel periodo in quelle terre che saranno dopo annesse alla Jugoslavia; di questo fatto le istituzioni non ne vollero parlare per pacchiane, reciproche ipocrisia e convenienza; i dati non sono ancora del tutto esatti e non lo saranno mai.

 

Rimangono cioè aperti a molteplici interpretazioni correlate inevitabilmente a indirizzi più ideologici che scientifici degli storici, ossia di chi tra quelle carte si mette a rovistare. Tra quelle scartoffie però si troverà pure un’indiscutibile certezza: troppe persone abbandonarono il proprio “habitat naturale” spinte da un sistema che non assicurava loro una basilare sicurezza.

 

esodo_istria_d0.jpgUn piccolo fatto può con grazia modificare la percezione di alcuni fenomeni tragici, obbrobriosi del passato con i quali sei cresciuto, inducendoti ad assumere le tue razionali responsabilità, dopo aver udito, osservato e riflettutoci sopra: l’esperienza nell’ascoltare chi, con la propria intensità d’affetto, accondiscende e al tempo stesso riesce a dare conferma alle tue naturali perplessità. E quelle parole dovrebbero giungere dall’altra parte, e non da quella che sei ormai solito udire poiché ne fai pure involontariamente parte.

 

Ecco allora l'epifania umana, se così si può dire, per un giovane cresciuto nell'abitudine di un ascolto derivante da una parte offesa: dopo essermi presentato come un italiano in Croazia, il papà di un mio caro amico di Zara mi disse: «Mi ricordo bene quelle tristi giornate. Vedere le navi con tutta quella gente partire mi rendeva incredibilmente avvilito. La città non stava perdendo solamente gli italiani, stava perdendo i suoi cittadini».

 

Quelle parole vennero dette all’epoca da un zaratino, sì, ma slavo; bastarono tre frasi “volgari” per far scaturire un concetto universale di imprescindibile educazione civile.

 

 

 

>> Vedi le iniziative del Comune di Venezia per il Giorno del Ricordo 2021 <<

 

Ultimo aggiornamento ( giovedì 04 febbraio 2021 )